“Edipo re” – la scoperta e la disperazione

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Fragorosi applausi per “Edipo re” di Sofocle nell’originale adattamento dell’attore e regista Salvatore Guglielmino nel suggestivo scenario dell’anfiteatro de “Le Ciminiere” di Catania, all’interno della rassegna “Catania Summer Fest 2020“, patrocinata dal comune di Catania, per la seconda edizione di “Mitoff” dedicata al teatro classico.

Edipo racconta Edipo con la forza interpretativa della disperazione che una terribile scoperta sortisce. La disperazione di un re amatissimo dai suoi sudditi che un giorno si ritrova, faccia a faccia, davanti ad una terribile verità.

In una serata ventosa di ottobre, le Ciminiere di Catania diventano palcoscenico ideale per apprezzare una mise en scène originale e di grande impatto emotivo, della più importante tragedia greca di Sofocle.

Edipo è re di Tebe, sposo di Giocasta e padre di quattro figli: Eteocle, Polinice, Antigone e Ismene. Per debellare la peste che sta devastando la città, l’oracolo ha ordinato di scoprire l’assassino del re Laio. L’indovino Tiresia e la stessa Giocasta permettono di chiarire tutta la vicenda: Laio e Giocasta avevano dato il loro figlio ad un pastore perché venisse ucciso, per evitare che si compisse la profezia dell’oracolo che prevedeva che il re venisse ucciso dal proprio figlio. Edipo scopre così che l’uomo da lui ucciso in una lite sulla strada era Laio, suo padre. Giocasta scopre di essere la madre, oltre che la sposa di Edipo e si impicca. Edipo, accecatosi per non vedere più il sole testimone del suo delitto, si allontana e affida la città e i figli a Creonte.

Una scena essenziale ma di grande effetto, un gioco di luci che ben asseconda le emozioni suggerite e le evocazioni del testo.

Una scelta registica appropriata, attenta e altamente professionale catturano la piena attenzione di un pubblico rapito dalle vicende narrate.

L’eccellente attore e regista Salvatore Guglielmino è un saggio, consapevole, disperato, rassegnato re Edipo: grandissima forza interpretativa, un dialogo con se stresso per capire e capirsi, moltitudine di stati d’animo rappresentati con intensità e pause adeguate. Un testo intimo non facile ma che viene approcciato con una grande naturalezza e rispetto dei personaggi.

Nel triplice ruolo di Giocasta, Tiresia e Creonte, la bravissima Marta Limoli convince e coinvolge sfoderando anima e cuore soprattutto quando interpreta  Giocasta nel momento in cui apprende di essere madre, e nello stesso tempo moglie di Edipo. Il dramma profondo di una donna che il destino ha voluto punire ingiustamente.

Grandi applausi finali hanno meritatamente premiato una lavoro fatto con competenza e compenetrazione profonda.

Il teatro fatto con il cuore arriva sempre ai cuori.

“I più grandi dolori sono quelli di cui noi stessi siamo la causa.“ — Sofocle, Edipo re

Fotografie di Dino Stornello

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