La violenza di genere è ancora una questione complessa

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Siamo nel ventunesimo secolo ma la possessività culturale del macho italico non cede il passo alla reciprocità del rapporto di coppia. E la televisione specchio del sociale del Bel Paese riflette automaticamente pecche e ignoranza culturale.

Mi riferisco al reality  Temptation Island  dove un baldo giovane, di nome Davide continua a considerare “sua” la fidanzata, Serena,  in maniera davvero troppo eccessiva e maniacale. Non può mettersi il costume, ma nemmeno dei pantaloncini corti. Non può parlare con ragazzi, ma neanche uscire con le amiche. Non può scherzare o ballare con gli altri partecipanti.

Afferma, inoltre, parlando agli altri concorrenti: “ …di avere il controllo della sua mente e di non ritenerla degna di parlare con lui”.

Inutile sottolineare che tale atteggiamento non avrebbe neppure dovuto essere messo in onda perché non solo offre un’occasione di visibilità al ragazzo, ma ritenendo il suo comportamento grave e di cattivo esempio non avrebbe dovuto passare le selezioni perché, come si sa, ogni coppia denuncia anticipatamente i motivi della partecipazione al programma.

Di conseguenza i conduttori e gli addetti ai lavori erano a conoscenza della mentalità del ragazzo in questione. Ne deduciamo che abbiano preferito fare audience e quindi profitto economico enfatizzando un atteggiamento sbagliato, che nessuno dovrebbe permettersi di avere, piuttosto che rinunciare alla moderna “gallina dalle uova d’oro”.    

E purtroppo questa constatazione ci fa ancora una volta sottolineare che il fenomeno della violenza di genere non cala, neppure tra le nuove generazioni.

In questo caso o si coglieva la palla al balzo e si trasformava la sua patologia in elemento educativo, ribadendo, con fermezza, cosa non fatta, che nessuno “appartiene” a nessun altro. Neanche in amore. Perché è sottile la linea che demarca la fine di un sentimento sano dall’inizio di qualcos’altro, per questo mantenere i confini è necessario. Una relazione d’amore non è mai possesso, perché questo non contempla il bene altrui, né il suo rispetto, ma risponde soltanto alle logiche della smania di dominio. L’amore è fatto anche di spazi e di separazione, in una relazione in cui l’individuo definisce se stesso in funzione del bene proprio e dell’Altro, ma mai e poi mai contro l’Altro.

Ma tutto questo, appunto non è stato fatto. E se è vero che i media hanno il potere di sdoganare messaggi e comportamenti, si è persa un’occasione, aggiungendo danno al danno culturale ancora troppo presente in Italia.

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