LA FASE DUE DELL’EMERGENZA

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Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha parlato in tv agli italiani senza mai togliersi la mascherina, presentando nel dettaglio le misure del nuovo Dpcm sull’emergenza Covid. Se parliamo di comunicazione non possiamo che leggere tra le righe, un messaggio forte, chiaro e preoccupante.

L’immagine di Conte colpisce, lo sappiamo pacato ma il suo volto scavato appare visibilmente provato da queste ultime settimane che hanno nuovamente messo sottosopra l’Italia.

E quella mascherina, indossata da un Premier che, per fortuna, vista la carica istituzionale, non rinuncia alla sua proverbiale eleganza, si presenta come un segnale visivo allarmante.

Avevamo annusato il pericolo già qualche giorno fa quando il tam tam mediatico ci riportava alla realtà dopo un’estate illusoria, dove tutti, chi più chi meno ci siamo sentiti nuovamente liberi. Il ritorno all’obbligo delle mascherine all’aperto e addirittura all’interno delle proprie case, seguito dalle immancabili polemiche, (del resto non saremmo italiani se non contestassimo tutto e tutti) ci ha ulteriormente schiaffato in faccia la realtà: stiamo andando verso una nuova riacutizzazione della pandemia.

E cosa dobbiamo attenderci?

Se nel Medioevo tra carestia, guerre, santa inquisizione si era vivi per miracolo e il benessere dell’era moderna ci aveva fatto totalmente dimenticare la precarietà dell’esistenza umana ora dobbiamo fare i conti anche con questa nuova oggettività.

Noi generazioni nate nel dopoguerra, siamo generazioni di immortali, siamo gli Highlander del ventunesimo secolo!  Perché quando c’è l’immortalità tutto perde di senso, di significato. Se sei immortale puoi fare tutto, tanto non ti succede mai niente. E invece no.

La paura dell’invisibile ci spinge a riscoprire il “noi”. Perché quando poi invece le cose ti succedono, cominci a pensarci. Pensi a cosa fare, a dove andare. Diventa tutto più tangibile. E nella fattispecie, il coronavirus è l’ostacolo contro cui il culto dell’ego dell’uomo moderno si va a schiantare. Ci fa capire che ognuno, può soccombere di fronte a un nemico tanto piccolo da essere invisibile.

Le persone inizieranno a capire cos’è più importante e cosa meno?  La parola “noi” diventata desueta ci obbligherà ad assumerci la responsabilità di accettare i nostri limiti?

L’epidemia è uno di quei casi dove l’interesse del singolo non può essere protetto se non proteggendo l’intera comunità. E allora anche il più incallito egoista se vuole difendere se stesso sarà costretto a comportarsi in maniera sociale. Di conseguenza forse, non tutto il male vien per nuocere; perché prendere coscienza che non siamo onnipotenti, ma limitati; che talvolta è necessario fermarsi e recuperare i valori umani, che non possiamo controllare e sfruttare tutto e soprattutto che l’unione fa la forza, è importante.

Diventa inevitabile, in questo periodo di incertezze, dove navighiamo a vista andare tutti nella stessa direzione per non incagliarci e colare a picco.

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