Cina e Occidente di fronte al covid

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Quando nel gennaio scorso si diffusero le prime notizie dello scoppio dell’epidemia di Covid in Cina, molti osservarono che, in parte almeno, la responsabilità ricadeva anche sul sistema politico cinese (cfr. Cina, Trump e OMS).
Si puntava l’attenzione sul fatto che alcuni medici avevano già dato l’allarme ma otto di essi erano stati convocati dalla polizia e diffidati dal diffondere notizie non autorizzate. Solo in seguito, quando era troppo tardi, si erano presi provvedimenti decisi, forti ed efficaci ed erano stati anche puniti i responsabili della prima fase.
Ma si diceva che l’inefficienza della prima fase non era addossabile agli errori di un singolo o ristretto gruppo di funzionari ma dipendeva dal sistema politico in generale, autoritario e illiberale, che aveva impedito la diffusione delle prime notizie quando già si era scoperta che l’epidemia era in atto.
Da parte cinese invece si ribatteva, enfatizzando, che solo in un sistema politico forte ed efficiente si potevano prendere dei provvedimenti forti ed efficienti per combattere il virus.
Insomma, al margine della pandemia si accendeva una specie di competizione pacifica sulla capacita dei sistemi politici democratico occidentale e il héxié shèhuì (societa armoniosa) cinese. Oggi, dopo circa 10 mesi, possiamo tracciare un bilancio della competizione: ci dispiace molto dirlo ma esso ci pare del tutto favorevole alla Cina.
Mentre l’Occidente tutto pare travolto da una seconda ondata e non si vede nessuna via di uscita senza l’intervento del mitico vaccino, la Cina praticamente ha superato l’emergenza: in tutto l’immenso paese la vita è tornata alla normalità, la gente affolla le vie, i centri commerciali, i ristoranti come prima.
Ma cosa è successo di tanto diverso In Occidente e in Cina?
Preliminarmente affrontiamo una questione: è vero che non possiamo fidarci dei dati cinesi perché il governo controlla tutte le informazioni. Ricordo che ai tempi in cui i nostri ingenui ragazzi si vestivano alla Mao, riuscirono a nascondere al mondo la morte di milioni di persone per fame. Però quei tempi sono passati, le esigenze economiche hanno aperto la Cina in modo capillare agli occidentali, il web pure mostra in diretta la vita nelle strade della Cina. Magari i morti non saranno stati solo 4 mila come ufficialmente dichiarato ma il doppio, il triplo, magari dieci volte tanto. Ma non saranno certo milioni come accadrebbe se non prendessero più alcuna misura di prevenzione contro un virus ancora attivo.
Innanzitutto il virus in Cina non si è diffuso fra 1.400 milioni ma solo nella citta di Wuhan (11 milioni) e un po’, ma solo un po’, anche nella sua provincia, e lì è stata bloccata la sua diffusione. La Cina ha più abitanti di tutto l’Occidente ed è come se, in proporzione, il virus si fosse manifestato solo in Calabria, senza toccare il resto dell’Italia.
Nel resto del mondo si è diffuso dappertutto perché le autorità non sono riuscite a circoscrivere i primi focolai. Eppure a Wuhan, anche se alcuni medici, per altro non specialisti, lo andavano dicendo, comunque sono stati sorpresi, non si conosceva l’enorme capacità di diffusione del Covid, nemmeno ancora individuato, ma in tutto l’Occidente invece già si sapeva tutto.
Il fatto è che le autorità in Cina possono prendere tutte le decisioni necessarie senza dover contrattare faticosamente con tante altre istituzioni mentre quelle occidentali non ne hanno il potere, che è troppo debole e diviso, debbono seguire la opinione pubblica che in genere non ha alcuna contezza dei fatti lasciandosi coinvolgere emotivamente.
Poi da noi c’è la democratica libertà di opinione e quindi chiunque può dire le sciocchezze che vuole, seminando confusione nella gente che non sa più cosa fare e si regola quindi come capita. In Cina esiste una sola voce, la gente segue le istruzioni in modo convinto senza essere confusa da altre opinioni.
Da noi, ad esempio, esiste “Immuni” ma lo scarica solo chi vuole, non si possono fare raduni in casa ma nessuno può controllare. A Wuhan si dice (non so se è vero) che la polizia sparasse a chi girava per le strade.
L’esperienza comparata di questi mesi ha quindi mostrato che la diffusione nel mondo dipende dalla mancanza di provvedimenti adeguati. Consideriamo anche che, oltre la Cina, la Corea del sud e altri paesi dell’estremo Oriente sono riusciti a bloccare il contagio anche avendo sistemi politici formalmente democratici ma sostanzialmente autoritari secondo le tradizioni locali che hanno scarsa considerazione per quelle liberta “intangibili e non negoziabili”, come diciamo enfaticamente noi occidentali.
D’altra parte, se la lotta al virus è una guerra la vincono gli eserciti disciplinati non le folle disordinate dalle mille opinioni.
Questo però non significa che i sistemi politici autoritari siano genericamente superiori a quelli democratici ma che essi si sono mostrati tali nella lotta al virus.

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