L’attentato di Nizza

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L’uccisione di tre persone nella chiesa di Notre Dame di Nizza da parte di un fanatico islamista ha rimesso in primo piano il problema del terrorismo islamico strappando per un breve momento le prime pagini all’infuriare della seconda ondata del Covid19.

Cerchiamo di inquadrare i fatti di Nizza nella prospettiva dell’attuale momento del terrorismo. 

Vanno notati alcuni aspetti particolari specifici di questo avvenimento rispetto al quadro generale: la motivazione, il luogo, l’esecutore.

Innanzi la causa non è quella generica di un asserito attacco dell’Occidente, di uno scontro di civiltà o di un qualche intervento militare. In effetti in questi casi il terrorismo è un debordare di uno scontro politico religioso tutto interno al mondo islamico sul mondo occidentale, considerato colpevole di appoggiare una fazione, quella moderata, contro il “vero” islam. Nel caso di Nizza invece è una reazione contro le famose vignette di Charlie Hebdo e non deriva quindi da uno scontro interno al mondo mussulmano che, invece di dividersi, insorge tutto compatto contro quello che appare ad esso un insopportabile insulto non solo a tutta una religione ma anche a tutta una cultura, a tutta una identità culturale. Non si distinguono moderati e fondamentalisti, nemmeno sciiti e sunniti sempre in continua lotta: tutti corrono a togliere dagli scaffali i prodotti francesi, a dimostrare sotto le sue ambasciate. Le posizioni di Erdogan possono anche essere strumentali rispetto a uno scontro politico su altri fronti (ad esempio la Libia) ma trovano pur sempre un’ampia condivisione in tutto il mondo islamico.

In realtà anche in Europa la caricatura, per di più oscena, dei simboli religiosi è invisa, non accettata. Nei mass media ad esempio la bestemmia è assolutamente non consentita: chi se ne lascia sfuggire una in TV viene immediatamente bandito. Tuttavia vi è pure la libertà di espressione, di critica, di ironia e per difendere questa è insorta la reazione degli Occidentali che non possono tollerare che la violenza islamica minacci
uno dei pilastri della cultura occidentale: la libertà. A noi pare, però, che la
condanna della violenza islamica sia cosa diversa da una specie di esaltazione di certe espressioni che sono insulti e derisioni di una religione e di una intera cultura. Ovviamente tutto questo finisce con l’essere una manna per gli estremisti che si sentono per un momento espressione di tutto l’islam al di là della condanna, a volte solo formale della violenza. Riterrei non solo più utile nella lotta al terrorismo ma soprattutto più confacente alla libertà e al rispetto di tutti che la libertà stessa comporta se, presso l’opinione pubblica, le istituzioni europee difendessero da una parte la libertà di espressione ma pure ci si dissociasse da volgarità e dall’offensività di certe vignette. Avviene invece che nel difendere la libertà di espressione di pochi, tutti sembrano condividere le loro espressioni e quindi il mondo islamico si senta insultato non da un gruppetto insignificante culturalmente come quello di Charlie Hebdo ma da tutto l’Occidente.

Un altro carattere specifico è che è stata attaccata una chiesa, cosa quasi mai avvenuta nel passato tranne che nella stessa Francia a Saint-Étienne-du-Rouvray presso Rouen nel 2016. In realtà non vi è una guerra religiosa fra cristianesimo e islam, le autorità delle due confessioni non tralasciano occasione per ribadire il reciproco rispetto e la reciproca tolleranza. Gli stessi estremisti, nel dichiarare l’Occidente il “grande satana”, non intendono identificarlo con la fede cristiana ma soprattutto con la mancanza di autentica fede, con l’ateismo che comporterebbe assenza di moralità, di valori, di solidarietà. Il rintocco contemporaneo di tutte le campane di Francia non mi è parso una buona idea perché potrebbe
avvalorare l’idea di scontro di religione che non c’è ma che gli estremisti
sperano ci sia.

Altro elemento da rilevare è che l’attentatore questa volta proviene da un paese islamico. Negli attentati precedenti si era quasi sempre trattato di islamici che vivevano in Europa, spesso nati in essa e aventi la cittadinanza. Tuttavia non sembra che l’attentatore sia partito dalla Tunisia con il fine di compierlo ma che si sia venuto in Occidente per cercare una vita migliore come tanti altri e che a un certo punto abbia deciso invece di vendicare l’insulto alla sua fede.

L’idea che bisognerebbe fermare l’immigrazione perché porta terroristi mi pare del tutto strumentale e infondata: non è che fra i clandestini gli estremisti siano più numerosi che fra quelli ormai naturalizzati, anzi certamente il contrario.

Nelle linee generali il terrorismo islamico è un fenomeno che difficilmente può essere eliminato del tutto. La speranza di bin Laden (e il terrore della Fallaci) che il terrorismo potesse espandersi in tutto l’Occidente, mettendo in ginocchio la sua economia e la sua civiltà non si è affatto avverato. Il terrorismo in questo senso è stato ampiamente e definitivamente sconfitto. Resta tuttavia l’insopprimibile pericolo che comunque singoli individui o piccolissimi gruppi, magari familiari, possano agire autonomamente. Nella maggior parte dei casi pare trattarsi di persone già non equilibrate per le quali quindi la fede diventa più che altro una occasione per compiere atti eclatanti. D’altra parte anche da noi accadono fatti simili: basta vedere le stragi continue che avvengono da parte di squilibrati che adducono per le motivazioni più strane, soprattutto in USA. Forse il modo migliore per limitare questi episodi sarebbe quello di non dare tanto spazio nei mass media a certi fatti perché questo finisce con accendere lo spirito di emulazione. In fondo per un emarginato, un poveraccio in lotta con la fame può essere una prospettiva allettante essere al centro dell’attenzione mondiale per qualche momento.

nnn

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