Le opere della scrittrice siciliana Marinella Tumino diventano oggetto di riflessione presso l’Università messicana

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Nell’ambito di laboratori della Lingua Italiana dell’Instituto Politécnico Nacional è stato programmato un nutrito “Calendario culturale”, frutto della scrupolosa ed energica attività della lettrice prof.ssa Graziella Puccia in stretta collaborazione con la prof.ssa Gloria Estela Hernández Alamilla, referente presso il Dipartimento di Lingua italiana.

Primo appuntamento calendarizzato per l’IPN, Istituto Politecnico Nacional, di Città del Messico, è stato giovedì 19 novembre c.a. alle 10 (17 ore italiane) e ha visto come protagonista la scrittrice siciliana Marinella Tumino con le sue Opere.

L’incontro con la Scrittrice è stato supportato dall’Ambasciata d’Italia in Messico e condiviso anche sui Social.

Anche l’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico ha dato un suo contributo, infatti il Direttore, dott. Marco Marica, lo scorso giovedì, ha introdotto i lavori dell’evento ringraziando le organizzatrici e i numerosi partecipanti, presentando con dovizia di dettagli la figura della Scrittrice. Marinella Tumino è una professoressa di Lettere presso l’Istituto Tecnico Tecnologico “Galileo Ferraris” di Ragusa; insegna da circa 20 anni e tra le passioni spicca quella per la Scrittura che l’accompagna da sempre.

“Mi piace scrivere per comunicare ciò che conta veramente, per colmare un vuoto, per lasciare una traccia e, soprattutto, per non permettere al tempo di cancellare i ricordi… Mi piace scrivere per dare un senso con le parole alle emozioni e a tutto quello che si vive”, sottolinea la scrittrice; “non è facile trovare le parole giuste e allora inizia la sfida che diventa tanto dura quanto intrigante. Sono proprio le parole che consentono di ritrovare il filo perso e permettono di aggiungere un tassello al puzzle della vita, dell’amore, dell’esistenza in genere”.

Il suo percorso letterario ha avuto inizio dopo aver fatto un’esperienza indelebile vissuta con i suoi studenti, partecipando a un progetto “Il treno della Memoria” che ha visto il gruppo (assieme ad altri 800 tra studenti, insegnanti e animatori) raggiungere, grazie a un treno charter, i luoghi dell’atroce disumanità: i campi di messa a morte di Auschwitz e Birkenau. Un’esperienza che ha lasciato il segno, ha tatuato mente e cuore di tutti i partecipanti. Da quel momento la penna di Marinella Tumino non si è concessa pause, così sono nati romanzi, racconti, saggi. In video conferenza, la professoressa Tumino ha proposto alcune letture di poesie e brani tratti dalle sue Opere.

Un tema che ha interessato i giovani partecipanti è stato quello della Shoah di cui l’autrice è una cultrice, facendo studi e approfondimenti personali e il libro che tratta tale tematica, L’urlo del Danubio, Operaincerta Editore, giunto nel 2020 alla terza edizione, è un testo che ha riscosso grande successo nel pubblico di lettori; inoltre, è stato multi premiato, non ultimo l’Oscar e il riconoscimento per Alto Merito Culturale conferito, lo scorso settembre a Napoli, dall’Accademia degli Artisti con il prestigioso Golden Books Awards.

Altro argomento che ha stimolato la curiosità e l’interesse degli studenti messicani è stato quello inerente la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne (istituita dall’Onu nel 1999) e il prossimo 25 novembre verrà commemorata in tutto il mondo. La lettura della poesia “Scarpe rosse” della scrittrice, dedicata a tutte le donne vittime di violenza, ha commosso i giovani che, con gli animi infuocati, hanno condiviso commenti e riflessioni sulla fragilità e sulla paura della donna di denunciare gli atti di violenza, patiti spesso tra le pareti domestiche, sul dovere delle Istituzioni, come per esempio la Scuola, che hanno anche il compito di “educare” gli uomini a “rispettare” la donna come essere umano e non come oggetto di possesso e, ancora, a “guidare” la donna a reagire e a denunciare le violenze subite, senza timori.

Nel meeting internazionale, vivacizzato dalle interazioni, dai numerosi interventi, dalle interessanti domande e profonde riflessioni dei vari studenti, la lingua italiana è stato il principale strumento di comunicazione, trait d’union tra Italia e l’Università messicana, mentre il linguaggio della scrittrice ha veicolato profonde emozioni. Tanti i feedback e i commenti giunti alla prof.ssa Tumino attraverso la chat della piattaforma Zoom (utilizzata per il collegamento e per la video conferenza) ma anche sui Social come Facebook e Instagram.

Questa è italianità ma in un certo senso anche sicilianità dal momento che l’autrice nei suoi libri, in particolare nei racconti o come nel romanzo Oltre il cielo di Istanbul, Il Seme Bianco editore 2019, descrive e illustra con ricchezza di dettagli, bellezze artistiche, luoghi, usi, costumi della sua Isola a cui lei si sente fortemente legata, trovando parecchie analogie col mondo turco.

Abbiamo, pertanto, avuto l’opportunità di chiedere alla scrittrice cosa più l’ha colpita e cosa ricorderà con piacere della conferenza.

“Premetto che un caloroso affetto, come una sorta di “tifo”, mi è giunto da parenti, amici e colleghi, ma anche parole di sostegno e gli in bocca al lupo da parte del Sindaco della mia città, l’avv. Peppe Cassì e dall’Assessore alla Cultura dott.ssa Clorinda Arezzo (impossibilitati a partecipare all’evento avendo importanti impegni pregressi). Tutto questo mi ha dato una forte carica per affrontare un incontro di così grande spessore e calibro internazionale. Gli studenti messicani mi hanno scaldato il cuore con la loro delicatezza e gentilezza, con la loro rinomata vivacità intellettiva, ma soprattutto mi hanno commossa con le loro profonde riflessioni. Inizialmente mi hanno ascoltata in silenzio, quasi trattenendo il respiro, poi hanno cominciato a condividere i loro contributi personali con meravigliosi feedback e, allora, mi sono sentita a casa! Tra l’altro sono stata invitata ad andare a trovarli e, appena la situazione sanitaria lo consentirà e ci permetterà di riprendere a viaggiare, lo farò di certo. Mi hanno pure garantito che mi faranno gustare i più svariati piatti preparati da loro, come il buon Ricardo Banda García, brillante studente lavoratore e bravo cuoco che mi ha promesso “unos chiles en nogada” che, onestamente, non vedo l’ora di assaggiare!!! Condivido, quindi, appieno il detto messicano “Mi casa tu casa!”. Per questo porterò gelosamente nei meandri del mio cuore quest’esperienza che per me è stata molto intensa e forte non solo dal punto di vista culturale ma principalmente da quello umano, specie se osservato da un angolo piuttosto acuto, quello del cuore!

Mentre chiudevo la conferenza, ho dato la mia disponibilità per eventuali prossimi incontri, nonostante il fuso orario, nonostante qualche problema di connessione, ma ne vale davvero la pena! E sebbene il Covid abbia inginocchiato il mondo intero sotto l’aspetto sanitario ed economico, tuttavia, non è riuscito a piegare la Cultura, da sempre balsamo, soffio vitale per l’umanità. E questa, credetemi, è una bella storia, tutta da scrivere e raccontare, proprio come piace a me!”.

E noi allora con immensa pazienza attendiamo di leggere e ascoltare queste storie perché di sicuro sapranno trasmettere splendide emozioni, come sa in genere fare la nostra Autrice. Nel frattempo, ci complimentiamo con la professoressa Graziella Puccia, anima dell’Organizzazione, per la realizzazione di un così importante e solido ponte culturale e per l’ottima riuscita di un evento per il quale immaginiamo ci sia stato un grosso e intenso lavoro di sinergia.

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