Grazie Diego

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Non è stato il mio calciatore preferito, perché amavo i cosiddetti registi o comunque quelli che giocavano più lontano dalla porta, così come non è stato il calciatore che ho amato di più, per banalissimi motivi di tifo calcistico.
La mia ammirazione per Maradona è andata in realtà oltre il semplice aspetto calcistico.
Intendiamoci, Maradona è stato il calciatore più forte di sempre, in assoluto e per distacco, chi prova ad affermare il contrario, semplicemente, o non ha mai giocato a calcio o di calcio non capisce un cazzo.
I paragoni che oggi sento rispetto ad altri grandi di oggi non sono possibili, semplicemente perché Maradona giocava proprio un altro sport.
I grandi giocatori di oggi sono dei grandi atleti, dei professionisti che hanno deciso di usare quelle loro doti per giocare a calcio, Maradona, invece, era il calcio.
Maradona è stato il più forte, nonostante si fosse allenato la metà di tutti gli altri suoi contemporanei e neanche un quarto di quanto non si allenino i nostri contemporanei di oggi.
Si è veramente allenato una sola volta nella sua vita, prima del mondiale dell’86, perché lo voleva vincere, nonostante una squadra a dir poco mediocre, e infatti lo ha vinto.
Gli bastò volerlo.

Le cose che abbiamo visto fare a Maradona le poteva fare e, soprattutto, pensare solo lui.
C’era un pensiero superiore dietro le sue giocate che non ha mai avuto nessun altro, c’erano degli spazi che solo lui poteva vedere, c’erano dei movimenti intorno a lui, innescati dai suoi passaggi che solo lui poteva prevedere.
A rivedere certi video sembra di avere di fronte il Neo di Matrix, quello che poteva schivare delle pallottole perché quelle pallottole, nella sua mente, non erano reali.
Ho visto e rivisto ore e ore di video suoi e non c’era mai niente di casuale nelle sue giocate, tutto aveva un senso, spesso un senso che comprendevi solo dopo la sua giocata, spesso era una giocata che tu non avevi neanche pensato da seduto sul divano e che lui stava facendo in mezzo a un campo, tra due, tre o quattro avversari.

Eppure, dicevo, la mia ammirazione per lui va oltre il calcio, perché era un uomo che voleva sovvertire quello che c’era, voleva vedere i poveri diventare ricchi, voleva vedere le squadre meno ricche e meno blasonate vincere in faccia a quelle ricche e potenti.
Voleva vedere il popolo felice, il popolo che c’è dietro l’unico sport dove non sempre vince il più ricco ma vince anche il più forte nella testa e persino il più furbo.
Anche i suoi gol con la mano seguivano questa logica.
La sua era una passione politica, che ha abbracciato la politica che si avvicinava a quelle idee.
Nonostante tutte le sue incoerenze era uno che voleva davvero vedere gli ultimi, beati, vincere sui primi.

Maradona era anche un uomo, era anzitutto un uomo, pieno di difetti, che voleva bere ogni goccia della sua vita e che così ha fatto.
Sono sicuro che ogni secondo dei suoi sessanta anni di vita è stato vissuto in pieno, a differenza di quelle vite misere di chi oggi sente il bisogno di ricordarci di cazzate come i suoi problemi col fisco o con la droga.
Maradona è stato un monumento vivente alla poesia, solo chi non è in grado di amare l’arte può vedere altro.
Questo 2020 mi ha anche tolto l’unica consolazione che la sua morte poteva darmi: leggere il suo omaggio scritto da Gianni Mura.
Ma è veramente finita un’epoca e non c’è altro da aggiungere.
Grazie di tutto, Diego.

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