Il RCEP, il più grande accordo economico della storia

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Il RCEP, l’accordo commerciale promosso soprattutto dalla Cina nel Pacifico è passato quasi inosservato nella opinione pubblica occidentale, tutta presa dai problemi ben più incombenti della pandemia. La stampa economica però ne ha illustrato ampiamente aspetti e conseguenze che, almeno potenzialmente, possono essere epocali. Vediamo innanzi tutto di che tratta precisamente.

Il suo nome ufficiale è Partenariato Economico Globale Regionale (in lingua inglese Regional Comprehensive Economic Partnership, da cui l’acronimo RCEP)

Ad esso aderiscono Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda, Corea del Sud, e altre sette paesi già aderenti all ASEAN (l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico) e cioè Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam

Ci si sofferma sui numeri di record di questo trattato commerciale. il più ampio della storia, che riunisce una popolazione di due miliari e 200 milioni di persone, intorno al 30% della popolazione mondiale e grosso modo la stessa percentuale dell’economia mondiale.

Tuttavia la sua importanza sarà verificata o meno nei prossimi anni: benché sia stata firmata a novembre di questo anno, le trattative erano già iniziate dal lontano 2011 e andrà in vigore solo quando tutti i paesi lo avranno ratificato secondo gli ordinamenti di ciascuno, entro due anni. Solo dopo potrà andare in vigore ma i suoi effetti si vedranno in tempi lunghi secondo quanto sarà effettivamente attivato di quello che in fondo sono soltanto delle dichiarazioni di intenti, tutte da verificare e attuare. Per dare una idea, di Unione Europea si è cominciato a trattare già da settanta anni e si è ben lungi della sua effettiva realizzazione.

Il RCEP riunisce paesi diversi, dal Giappone e Corea da tempo già inseriti fra i paesi più avanzati al mondo, a paesi poveri e arretrati come Filippine e Laos, alla Cina, che più che un paese è un intero continente in via di imponente sviluppo da alcuni decenni. Vi sono anche due paesi occidentali, Australia e Nuova Zelanda. Riusciranno paesi così diversi a trovare intese accettabili per tutti? Vediamo già le difficolta nell’Unione Europea, i cui paesi sono ben più omogenei economicamente oltre che culturalmente. Si vedrà nel futuro, nemmeno troppo vicino.

Importante è notare, però, il rapporto con il TPP (dall’inglese Trans-Pacific Partnership, cioè Partenariato Trans-Pacifico), che riuniva paesi intorno al Pacifico con esclusione però della Cina mentre il RCEP esclude gli USA. Quindi i due trattati sembrerebbero alternativi, l’uno guidato dalla Cina e l’altro dagli USA.

Il TIP comprendeva oltre agli Stati Uniti, Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam. Nel gennaio del 2017 l’allora nuovo presidente USA, Trump, ritirò formalmente l’adesione USA nel quadro del programmatico rifiuto di vasti accordi multilaterali e per la preferenza ad accordi bilaterali. Il motivo è che gli USA cercano di ridurre il proprio disavanzo commerciale limitando la globalizzazione. Il problema generale è che l’economia americana, e quella avanzata in generale, non può sostenere la concorrenza di paesi dai bassissimi salari e bassissimi standard lavorativi e quindi finiscono con l’importare, insieme alle merci, anche disoccupazione, sotto occupazione e desertificazione industriale. Non fu quindi una decisione estemporanea di Trump quanto un tentativo di inversione di una tendenza globalizzatrice in atto ormai da molti decenni.

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