Casa Krone, una family in love nel cuore di Klausen

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Fino a qualche mese fa, esisteva nel cuore di un piccolo borgo di nome Klausen, tra Bolzano e Bressanone, una Casa famiglia conosciuta da tutti gli abitanti del distretto come Casa Krone. Ha preso il nome dello stesso ex Albergo e ristorante che prima si ergeva al posto della Casa famiglia. Era un prestigioso ristorante e tutti lo hanno conosciuto per le prelibatezze locali e non e per la cordialità del personale. La comunità famiglia che ne ha preso il posto era formata da10 nuclei familiari per un totale di 25 utenti tra mamme, papà e bambini. Credo che tra tutte le comunità ospitanti nuclei di Richiedenti asilo sul territorio alto atesino questa Casa famiglia possa essere ricordata come una delle più amorevoli per pochi e semplici aspetti, uno dei quali era l’amore e la familiarità che si respirava all’interno della Casa tra le famiglie ospiti ed una parte del team operativo fatto di educatori, operatori ed un volontario dal cuore grande. Casa Krone ogni mattina si svegliava alla luce di un nuovo giorno, si preparava per affrontare le difficoltà della giornata ed alla sera tornava in casa, una casa calda fatta di affetto ed umanità. Mi piace raccontarla così omettendo alcuni particolari che hanno tentato di cancellare il colore dell’ amore che ha rappresentato questa Struttura di seconda accoglienza per anni ed anni ma, senza purtroppo riuscire nell’intento. Casa Krone era una comunità di seconda accoglienza e ciò significa che molte delle famiglie ospiti all’interno, erano sul punto di trovare una diversa sistemazione abitativa o in autonomia oppure passando ad un livello superiore tramite altri progetti, con una collocazione lavorativa ed un’integrazione sul territorio idonea al raggiungimento di obbiettivi più concreti e valoriali. Era bello osservare le donne delle famiglie che perlopiù erano quasi tutte di nazionalità nigeriana, mentre si dilettavano ai fornelli per ore ed ore dopo una ricca giornata di lavoro. I loro bambini stavano in giro per casa oppure fasciati  al ventre delle loro mamme. Gli uomini non sempre aiutavano nell’arte della cucina ma svolgevano altre attività in casa affinché tutto potesse filar liscio a volte anche  in condivisione e tutto ciò, dava delle belle emozioni, alimentando il senso della famiglia allargata. Pensare che spesso situazioni così difficili da vivere, possano tramutarsi anche in momenti di solidarietà e di condivisione come all’interno di una vera e grande famiglia, ti migliora la vita. Non è sempre facile che tante persone, possano andare d’accordo. Tante teste è difficile che trovino equilibrio ma, quando accade è veramente un insegnamento per vivere tutti insieme, in armonia e sotto lo stesso cielo. C’ erano anche momenti di acceso confronto che si epilogavano in un abbraccio fraterno. La bellezza della cultura nigeriana consiste nel dire tutto in modo molto forte “face to face” per poi tornare amici come prima. Era quello che accadeva spesso ed era anche divertente essere spettatori di certe scenette di una comicità atipica. Tutti gli ospiti di casa si davano molto da fare tra stage, percorsi formativi, corsi di lingua e primi approcci al mondo del lavoro. Per chi non lavorava, trecce, capelli, erano l’attività più praticata da donna a donna come una vera e propria arte. E per i più piccoli la scuola era l’inizio di un mondo fatto di stimoli per imparare a socializzare e vivere all’interno del borgo di Klausen prima e di un mondo molto più ampio successivamente. Oggi la bella ed incantevole Casa Krone non esiste più, ne è rimasto solo il nome e l’insegna in legno che rimarrà come un marchio a fuoco per chi ha lasciato cuore ed anima all’interno di quella struttura, una casa famiglia speciale. Le famiglie che vi abitavano sono state tutte trasferite, alcune hanno trovato una diversa soluzione abitativa e quello che rimane di questo fantastico angolo di mondo è il raggio di sole che per sempre illuminerà i volti di chi, ripensando indietro nel tempo, sorriderà al sol ricordo di “Casa Krone family in love”.

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