Il 10° anniversario della rivoluzione tunisina

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In Tunisia il 14 gennaio è ricorso il decimo anniversario della rivoluzione che abbatté il governo del dittatore d Ben Ali e instaurò un ordinamento democratico. In quegli anni tutto il mondo arabo fu scosso profondamente da una serie di manifestazioni e rivolte (la Primavera araba) tese a rovesciare i regimi dittatoriali che si erano istallati in tutti quei paesi sull’onda del nazionalismo arabo. Erano movimenti che si ispiravano alle democrazie occidentali mettendo in ombra i movimenti integralisti islamici che fino ad allora erano stati i naturali ed unici avversari del nazionalismo laicista di quei regimi. Tuttavia solo nella piccola Tunisia, il più occidentalizzato dei paesi arabi, la rivoluzione per la democrazia ha avuto un successo duraturo. Nella maggior parte dei paesi i moti furono contenuti (Marocco, Algeria, Giordania), in Egitto ebbero successo per qualche anno ma furono poi soffocati dall’esercito, altri paesi esplosero poi in feroci guerre civili (Siria, Libia) di cui tuttora non si vede la fine. Solo in Tunisia si è mantenuto un governo democratico. Tuttavia i Tunisini sono delusi anche se non rimpiangono i Ben Ali e si sentono orgogliosi della loro rivoluzione. Quest’anno l’anniversario non si è potuto festeggiare perché proprio da quel giorno è stato fissato un lockdown in quanto anche qui l’ondata di covid si fa sempre più minacciosa. Qualche maligno dice che il governo ha colto l’occasione per evitare manifestazioni imbarazzanti e dagli esiti imprevedibili. Ma cerchiamo di comprendere i motivi della delusione.

Nelle elezioni del 2014 vinse il partito islamico moderato Ennahda (Movimento per la Rinascita) seguito dal laico Congresso per la Repubblica.

Diversamente che in altri paesi (come in Egitto) questo fatto non fu preso a pretesto per un colpo di stato paventando un regime radicale jihadista. Anzi, per evitare divisioni e pericoli, si formò un accordo anche con gli altri principali partiti che hanno assicurato la stabilità democratica. Tuttavia ciò ha dato il via a quello che noi italiani definiremmo consociativismo. Le forze politiche più che seguire programmi politici perseguono interessi particolari e personali. Alla fine poche famiglie controllano quasi tutta la economia tunisina in modo non molto diverso dai tempi di Ben Ali.

Ma soprattutto bisogna comprendere il senso delle manifestazioni della Primavera Araba per capirne poi la delusione. In realtà le manifestazioni erano mosse non tanto da ideali politici di anelito alla democrazia di cui gli arabi non hanno mai avuto esperienza ma da motivazioni economiche e sociali. Il mondo arabo vede la prosperità dell’Europa e quindi hanno pensato che adottando i loro ordinamenti democratici avrebbero potuto anche essi raggiungere quei livelli di benessere. Lo stesso episodio scatenante del giovane tunisino Bouazizi, che si diede fuoco, non era una protesta contro la mancanza di libertà politica. Egli protestava contro il fatto che la polizia gli aveva tolto la possibilità di esercitare il mestiere di ambulante con il quale sfamava, sia pure a stento, la sua famiglia. Ma lo sviluppo economico in Tunisia non ha seguito la democratizzazione. Anzi è avvenuto che la situazione generale è andata peggiorando. La risorsa importante direi determinante dell’economia tunisina era il turismo. Dapprima però attentati jihadisti hanno colpito duramente il settore: si ricordi in particolare quello del museo di Tunisi del 2015. Attualmente poi il covid ha dato il colpo di grazia al settore, come è avvenuto in tutto il mondo, d’altronde. Anche i settori dei fosfati e del petrolio che in misura ridotta la Tunisia possiede nelle sue aeree periferiche sono entrati in crisi per motivi vari. Gli aiuti all’economia tunisina da parte dell’Europa (importazioni di olio e altri prodotti) non hanno avuto seguito per non danneggiare le produzioni di analoghi prodotti dell’Europa mediterranea. Vi sono stati ampi crediti ma non hanno portato a sviluppi effettivi e comunque andranno poi restituiti.

Ai giovani restano poche possibilità di lavoro, si incrementa quindi la tragica emigrazione verso l’Occidente. È molto aumentato il numero di tunisini sui barconi nel Mediterraneo.

L’entusiasmo che quindi aveva accompagnato le manifestazioni delle vie tunisine si è dissipato di fronte alla difficoltà della quotidianità. Le strade sono rimaste vuote per le misure anti-covid ma anche senza di essa l’entusiasmo sarebbe mancato.

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