Condividere il cibo a tavola, mani nude che si incrociano nel valore dell’unione

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La condivisione è un aspetto che in molte culture del mondo rappresenta l’asse portante ma che se non con forte volontà di farlo progredire, purtroppo come molte altre tradizioni, usi e costumi, rischia anche di essere accantonato. Condividere a tavola è un uso che rappresenta le radici più profonde di popoli, continenti, paesi nella storia del mondo e dell’educazione delle civiltà. Questo costume che molti non condividono o sdegnano addirittura ma solo per ignoranza ed oblio, è alla base del senso di unione, di comunità, famiglia, villaggio in moltissimi paesi del continente Africano, Gambia, Senegal, Togo, Camerun, Mali ed altri, lo si fa spartendo ciò che la tavola offre, sedendo tutti intorno al piatto ampio e variegato di colori per la semplicità genuina dei sapori della cucina come ad esempio riso bianco o colorato, patate dolci, platano, radici, carne e pesce, ocra, spezie in cui mai non manca il sapore della cipolla e dell’aglio, patate, miglio e quant’altro da allettate i gusti di tutto il mondo. Di consueto ci di siede intorno al piatto rotondeggiante, chini sulle ginocchia, a piedi scalzi su un tappeto ampio per rispetto e sacralità al cibo e non si usano le posate bensì le mani. L’uso delle mani è lo strumento essenziale per consumare un buon pasto in collettività, soprattutto delle dita anteriori della mano che creano delle piccole palline di cibo, riso o cous cous che sia, portato dal centro all’estremità del piatto per giungere alla bocca. Il piatto è unico, si consuma sia la prima che la seconda pietanza insieme, quello che noi italiani definiamo piatto unico che comprende sia primo che secondo insieme e che per una questione di praticità, di tempi, di sana alimentazione, ci stiamo abituando col tempo a praticare con molto piacere. In alcune regioni del Meridione italiano, le famiglie dei nostri antenati, nonni, bisnonni, praticavano anche loro per cultura e dunque educazione, il pasto condiviso ed unico, come molti per pregiudizio possono pensare, condividere non è una questione di povertà anzi tutto il contrario, si tratta di mancanza di egoismo, individualismo che oggi prevale purtroppo nella società attuale; ai tempi si condivideva come ancora oggi, per molte culture lo si fa, si condivide perché si è parte di una comunità, una grande famiglia in cui bisogna aiutarsi, come si fa tra le dita di una mano, il dito più grande organizza il lavoro per le altre dita come un capo famiglia che organizza e gestisce il lavoro per gli altri membri della famiglia, ed era proprio Giovanni Verga nei “Malavoglia” a scrivere tale citazione. Dunque, i valori di un tempo, la condivisione del cibo a tavola è ancora viva in alcune comunità come quelle africane, ed è un motivo grande per gioire e credere che non tutto è perduto completamente, chi coltiva i valori, le tradizioni come parte di un patrimonio collettivo è destinato a tramandare e restare scrittura per la storia e la storiografia. Mani che si stringono spartendo, combattendo nel bene e nel male è un’immagine divina da cui godere.

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