“Il treno discriminatorio”: destinazione Alto-Adige

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Oggi dobbiamo raccontare, dobbiamo narrare per bloccare quello che abbiamo intorno e non ci piace che esista e che continui a divulgarsi come una piovra mentre tutti  restiamo a guardare in uno stato di inerzia disarmante. La piovra di dilaga coi suoi tentacoli sempre più resistenti.Narrare è combattere da vivi oggi, subito, senza temporeggiare oltre, senza rimpianti, perché tutti insieme possiamo riuscire a lottare il pregiudizio che avvolge la nostra comunità e renderla più equa e vivibile. Il pregiudizio è fondamentalmente razziale ma non solo, esistono diversissime forme di discriminazione, una più evidente mirata al colore della pelle. Il razzismo che sembra tanto un termine retrò e che invece si abbatte e dibatte sempre più attuale e presente.Viaggiare in treno è ormai una consuetudine per molti pendolari che di spostano nonostante la difficoltà dei giorni nostri, causa Covid19, da regione a regione, da provincia a provincia.Questa storia è di Viola che ha scelto di raccontarci ciò di cui siamo vittime un po’ tutti, chi da protagonista e vittima e chi da complici perché non parla, non urla al mondo  il dolore. Come ogni giorno, viaggiando su di un treno regionale con destinazione lavorativa, indossava la sua consueta mascherina di tessuto colorata. Al controllo effettuato sul treno del biglietto, il controllore di sesso femminile, ha dato il suo ok su tutto senza minimamente annotate l’obbligo di indossare la bianca obbligatoria FFP2 dalle ultime variazioni di colori regionali che ci limitano.Lo stesso controllo è andato avanti, fermandosi a qualche sedile avanti del treno, rispetto a quello di Viola dove sedeva Mahmood di nazionalità africana, probabilmente Gambiana.Indossando la maschera uguale a quella di Viola, tessuto ma a nera, è stato contestato di cambiarla cosa che con una celerità impressionante ha fatto senza esitazione, al punto da fare balzare dalla sua seduta, l’attenta osservatrice Viola che con forte tono, rivolgendosi al controllore ha chiesto il perché di tale differenza, “a lei no ed a lui si”, forse perché lei era una donna italiana e bianca di pelle a differenza di lui che era un uomo nero di pelle ed africano ossia straniero sul territorio altoatesino?Nessuna risposta, da parte del coraggioso fino a quel momento controllore, solo silenzio ed imbarazzo da parte del pubblico ufficiale che ha mosso i suoi passi in avanti, con indifferenza per completaee il suo giro del ridicolo.Allora, che dire, oltre al fatto che ho sentito il bisogno di seguire il responsabile e corretto gesto del mio amico Mahmood per sostenerlo nella sua grande dignità personale, nel non essersi macchiato di bassezza e di ridicolo innanzi alla pochezza del nostro Pubblico ufficiale che ha sporcato invece, il treno di discriminazione e profonda ignoranza soffocata di silenzio.Tacere non si deve, perché chi tace copre, giustifica, porta a avanti atteggiamenti errati come questo narrato che logorano la nostra comunità e i diritti umani che contrariamente appartengono equamente a tutti, in egual misura, senza differenza di colore, pelle, razza ecc … la differenza ci rende “Noi”, unici, noi indiscutibilmente noi, nel nostro genere, il colore è la mancanza di trasparenza, rappresenta la presenza del nostro essere nel mondo e  come una parte del mondo comune.Questo è il messaggio da diffondere.Combattiamo da vivi dunque, perché da morti la battaglia non può essere da beneficio per nessuno.Tutto questo è accaduto su di un treno regionale, destinazione  Alto Adige, nello specifico, Bolzano città, 19 Febbraio 2021.

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