La svolta internazionale di Biden

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La elezione di Biden non riguarda solo gli USA ma ha ripercussioni in tutto il mondo perché la politica estera della unica super potenza rimasta sembra poter cambiare profondamente.

Bisogna tener presente che in Europa i partiti di destra sono potenzialmente più propensi all’intervento anche militare e quelli di sinistra più pacifisti e rispettosi delle altrui sovranità ma in America le cose vanno al contrario. Tradizionalmente l’America si pone come custode della democrazia, diritti civili e simili e altrettanto tradizionalmente sono isolazionisti. Ora accade che i repubblicani (destra, diremmo noi) mettono l’accento sul secondo punto (America First) mentre i democratici (sinistra) mettono l’accento sui secondi (liberal, dicono loro) e quindi è più sensibile al loro sostegno in tutto il mondo nella difesa della liberta, diritti umani, democrazia. Non per niente furono esponenti democratici a portare l’America alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale, all’intervento
nel Vietnam. Non è che gli USA intervengono solo per la libertà: hanno
sostenuto anche regimi illiberali e dittatoriali se convenienti per la loro
politica e per i propri interessi ma quella è la giustificazione ideologica.

La diversità sta nella concezione del ruolo nel mondo. Per i repubblicani tendenzialmente America First significa solo interessi immediati americani, per i democratici questi dipendono molto dall’assetto generale del mondo. Un mondo più democratico sarebbe molto più favorevole anche agli interessi americani, un mondo che negasse quei diritti sarebbe a lungo termine una minaccia anche per gli USA.

Ora Trump da repubblicano estremista ha sempre dichiarato che non gli importava niente della liberta, diritti umani in tutto il mondo e quindi voleva ritirare l’intervento americano per le buone cause riservandolo solamente per eventuali interessi degli USA. Biden invece abbastanza sbilanciato a sinistra pare riprendere la politica a difesa della libertà
e diritti.

Rispondono anche a due elettorati diversi che hanno diverse sensibilità ideologiche a livello anche internazionali.

Ad esempio Trump si scontrava con la Cina per interessi economici (dazi) e non gli importava niente di Uiguri, Hong Kong, o dissidenti mentre Biden pare invece riprende quei temi e quindi si prospetta uno scontro con Cina, Russia ecc. in quanto paesi illiberali.

Secondo Trump perché mai gli americani dovrebbero sobbarcarsi tutto il peso della difesa dell’occidente e permettere la concorrenza dei cinesi e degli europei. Era una cosa che aveva senso alla fine della guerra quando tutto il mondo era in rovina tranne gli USA.

Trump certamente era inadeguato ma nella sostanza la sua politica forse era più realistica: in realtà l’America e l’Occidente in generale forse non sono più in grado di intervenire per sostenere il proprio modello culturale in tutto il mondo.

Non si sa cosa farà realmente Biden, se si limiterà ad enunciazioni di principio oppure effettivamente vorrà ribaltare la politica estera di Trump.

Trump voleva diminuire la presenza americana nel mondo motivata da fattori ideologici (non per interessi concreti). Si veda ad esempio il ritiro dallo scacchiere MO per non essere coinvolto in “ridicoli conflitti tribali”. Per Biden invece si tratta di tragedie umanitarie e si prospettano interventi a favore di Novalny in Russia, la democrazia a Hong Kong, i dissidenti e gli Huiguri in Cina, gli Houti nello Yemen e in generale tutti quelli che nel mondo lottano per la democrazia, i diritti umani magari per la parità dei sessi.

Ovviamente sostegno non significa guerra, tanto meno a Cina o Russia. Tuttavia il sostegno di sole parole non serve a niente: occorrono sanzioni, che portano a tensioni che sfociano a volte in conflitti locali.
Insomma si devono difendere questi principi nel mondo o non dobbiamo importarcene niente? I liberal (noi diremmo sinistra) spesso sono in questa contraddizione: intervenire per i diritti e rischiare il conflitto o farci i fatti nostri e mantenere la pace. L’ideale sarebbe intervenire solo a parole ma questo in genere equivale a non intervenire.

Ci sono alcuni segnali inquietanti come il passaggio di una nave di guerra nello stretto di Taiwuan che è perfettamente legale dal punto di vista del diritto internazionale ma ha avuto un vago significato di intimidazione e minaccia per la Cina.

Più preoccupante è la situazione in Birmania. Il colpo di stato militare e sembra un scelta di campo a favore della Cina: sarebbe una cosa poco sopportabile per la Cina un paese democratico ai confini e nel quale ha comunque grandi interessi. Cosa faranno gli americani in difesa della brutale soppressione democrazia in Birmania? Interverranno solo con inutili parole o saranno per un intervento serio in difesa dei della democrazia? E in caso di guerra civile ci saranno interventi più diretti a
favore dei seguaci di Aun San?

Una inversione di percorso più immediato lo si vede nello Yemen: gli houthi sono stati tolti dalla lista dei gruppi terroristici.

Nello Yemen ai confini con la Arabia Saudita c’è una catastrofe umanitaria generalmente ignorata in Occidente: gli Houtih, in realtà la setta zaydista, vicina agli sciiti sono in guerra con i sauditi, i maggiori sostenitori dei sunniti, una guerra per noi incomprensibile ma che ha provocato una immensità di disastri.

Il problema è che gli Houthi (o Zaidisti) malgrado le stragi e le rovine generali non si arrendono e quindi pongono un problema umanitario (agli occidentali non agli arabi) e pertanto Biden minaccia l’embargo sulle armi ai sauiditi.

Ora Trump per motivi politici si era strettamente alleato con i sauditi contro gli Iran sciita ma Biden pare voler sollevare la questione dei zaydisti massacrati e perseguitati. Non che in questo caso si prospetti un intervento militare americano ma solo alla fine all’intervento militare saudita.

È un esempio di diversa politica che prende in maggiore considerazione le catastrofi umanitaria. Per l’idea della America first di Trump se si vogliono massacrare sono affari loro al limite ci si guadagna vendendo armi: per l’idea dell’America custode nel mondo dei valori invece gli USA debbono intervenire.

 

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