Lettera al Covid19. Caro virus …

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Cara casa, letto, pareti, soffitto, TV, telefonino e poggiolo, siete gli amici più assidui di questi giorni lunghi ed interminabili, ore infinite a cercare qualcosa da concretizzare per dare un senso al tempo che non passa velocemente come vorrei. Si, il mio tempo. Purtroppo per qualche ragione, il mio corpo che pensavo fosse divenuto più forte e parzialmente immune al virus, ha ceduto esattamente dopo un anno di rischi e di esposizione, pur accogliendo in me la tanto temuta vaccinazione e le dovute precauzioni sicurezza, che ci supportano dallo scorso anno come compagni di vita in tutte le nostre residue attività di vita e di lavoro. Essere positivi asintomatici è di certo la fortuna più grande rispetto alle numerosissime vittime che ci hanno lasciato per aggravamenti, i ricoveri in terapia intensiva che hanno  visto la chiusura del viaggio della vita di tantissimi esseri umani per intraprendere l’inizio di un nuovo percorso in una dimensione nuova accanto al Padre eterno. Quando il referto del tuo tampone anti Covid 19 risulta essere positivo, per prassi, per tutela della salute personale e collettiva, sei costretto all’isolamento fiduciario in attesa che il tuo corpo, le tue difese si irrobustiscano riuscendo a cacciare via il virus dal tuo corpo in modo definitivo. Non è facile come lo si racconta ma, le esperienze per comprenderle appieno devi viverle in prima persona. Durante il decorso, giorno dopo giorno devi monitorare te stesso, evoluzioni, cambiamenti, sintomi che ci sono o non ci sono, acciacchi che vanno e vengono e tutto sfidando il tempo, infinito, lungo, a volte amico a volte nemico dipende dalle prospettive da cui lo si guarda. Il tempo se saputo usare può regalarti degli stimoli, delle idee, degli input da far nascere da te stesso, attitudini che neanche si immaginavano minimamente di possedere poiché nella vita libera, di ogni giorno si và molto veloci ed è raramente possibile di soffermarci sui particolare e sui dettagli, cosa che invece in tanto tempo libero, ci è concesso. Il panico, la paura devono essere liberati ogni mattina quando apri la finestra e fai cambiare l’ aria della notte, respirare forte e lasciarsi investire dall’ottimismo e dall’energia del nuovo giorno, il sole aiuta, illumina, irradia regalandoci pensieri di carisma. Il legame con ci vuol bene, ci aiuta anche solo attraverso la voce di una telefonata o di un messaggio vocale, non per nulla, il vero amore si vede nei momenti del vero bisogno. Aver contratto il Coronavirus, parola lunghissima ma tanto attuale ormai, fa paura inutile negarlo, tanto vale ammetterlo; una delle paure o per meglio dire, limitazioni che può compromettere il tuo benessere psicologico e fisico è la restrizione della libertà, il respirare aria pulita ed il godere della brezza che ti accarezza il volto in questo periodo così bello di inizio primavera. Ma, la vita è il dono, la concessione più sacra, vivere e non morire come è successo a moltissimi dei nostri fratelli, delle nostre sorelle, continuare a lottare per noi ed attraverso noi, anche e soprattutto per coloro le cui vite spezzate a metà lasciano tanto vuoto e silenzio intorno perché ingiusto, tormentato, ricco di solitudine e di carica emotiva. Contrarre non significa morire per forza, ed anche se tanto ottimismo non sempre può essere compreso, è necessario, perché oggi, non ci sono certezze, l’unica certezza risiede nel nostro Credo, nella fiducia in qualcuno di grande che ci ha amato da sempre e che ci guida per compiere al meglio, nel bene e nel male il grande viaggio. Caro Covid19, sei stato una prova non facile da affrontare ma, seppur nella problematicità, come in tutte le prove ho vinto io, per me e per chi purtroppo è volato via.

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