Mer. Lug 6th, 2022
Print Friendly, PDF & Email

Le drammatiche vicende della guerra in Ucraina hanno catturate tutta l’attenzione dell’opinione pubblica e di tutti mass media emarginando di fatto tutte le altre vicende del mondo: ma naturalmente non è che il mondo si sia fermato. 

In particolare continuano le tragiche vicende dello Yemen che, secondo le Nazioni Unite, hanno provocato LA PEGGIORE CRISI UMANITARIA DEL MONDO, ma che anche prima erano sottaciute dalla grande stampa internazionale.

In queste ultime settimane si sta tentando un’operazione politica che dovrebbe portare a una soluzione anche se le speranze della sua riuscita sono alquanto limitate.

Lo Yemen ha vissuto due mesi di relativa quiete da quando è iniziata, all’inizio di aprile, una tregua tra il governo del Paese, riconosciuto a livello internazionale, sostenuto dai sauditi, e le parti in guerra Houthi allineate con l’Iran.

La tregua, che qualche giorno fa è stata rinnovata per altri due mesi, ha consentito di spostare l’attenzione dall’ambito militare a quello politica e si è formato un Consiglio di leadership presidenziale (PLC Presidential Leadership Council), con il fine di unire la coalizione anti-Houthi dello Yemen.

Il PLC è formato da un comitato militare e di sicurezza composto da 59 membri che in pratica sostituisce il governo e si pone al di sopra delle parti in lotta con i gruppi anti Houthi. Questi rappresentano una gruppo etnico residente da sempre nel nord dello Yemen ai confini con l’Arabia saudita caratterizzato dalla confessione religiosa zaydista. Lo Zaydismo fa riferimento a Zayd ibn ʿAlī ibn al-Ḥusayn, uno dei figli del quarto iman che insorse contro il potere gli omayyade a Kūfa nel 740 d.C. ma fu sconfitto e ucciso

Tuttavia i suoi seguaci diffusero la opposizione agli Ommeyadi con un programma di equità sociale, di difesa dei più deboli  Non hanno però assunto le credenze proprie degli sciiti del ritorno dell’iman né le loro pratiche religiose specifiche e quindi non sono molto diversi dai sunniti ma comunque la loro confessione religiosa determina un’identità della comunità che la fa distinguere orgogliosamente dai propri vicini sunniti. Fino a che prevaleva il nazionalismo laico non sembrava un problema ma con il ravvivarsi degli integralismi il conflitto è esploso. Gli zaydisti hanno formato il movimento Huthi il cui nome deriva da quello del loro primo comandante Ḥusayn Badr al-Dīn al-Ḥūthī, ucciso dalle forze armate yemenite nel settembre del 2004.

La guerra civile è iniziata nel 2014, quando gli Houthi hanno preso la capitale, Sanaa. Una coalizione a guida saudita è intervenuta a fianco del governo nel 2015 e da allora ha condotto una devastante e indiscriminata campagna di raid aerei. mentre gli Houthi sono sostenuti dagli Iraniani. Il conflitto quindi si configura come una guerra per procura fra Arabia saudita, sostenitore dei sunniti, e l’Iran, il maggior paese sciita.

Ma se all’inizio i rivali erano gli Houthi e il governo yemenita la devastante guerra durata sette anni ha frammentato lo Yemen e ha rappresentato un terreno fertile per la proliferazione di gruppi armati e milizie di ogni genere, anche di sostenitori di al qaeda. E emerso quindi nel 2017 un terzo principale contendente rappresentato dal Southern Transitional Council (STC), separatista, sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti.

Il STC chiede il ritorno dello Yemen del Sud, il paese che si è unito allo Yemen del Nord per formare la Repubblica unificata dello Yemen nel 1990.

Il consiglio presidenziale dello Yemen quindi affronta il compito di presentare un fronte unito delle forze anti-Houthi del paese nel tentativo di creare una forza con una voce e una strategia comune, per contrastare gli Houthi.

La speranza è che se le divisioni tra le forze anti-Houthi svaniscono, questo aprirà la strada alla pace facendo pressione sul movimento Houthi. perché questo movimento non sarà in grado di affrontare uno stato yemenita unificato.

Il consiglio si assume anche numerose altre responsabilità legate all’economia, alla sicurezza e ai servizi pubblici, che sono tutte in gravi difficoltà dopo più di sette anni di guerra.

Il consiglio ha messo un freno alle lotte intestine in aree del paese non controllate dagli Houthi, ma l’integrazione dei diversi gruppi armati anti-Houthi dello Yemen in una forza armata unificata rimane un compito problematico

Il processo di riunire le unità armate yemenite contrarie agli Houthi sotto un’unica guida. non può materializzarsi dall’oggi al domani. Per raggiungere questo obiettivo è necessaria un’attuazione graduale e una cooperazione incrollabile da parte delle figure e dei comandanti interessati che fanno parte del consiglio direttivo. Non è nemmeno chiaro il meccanismo per integrare tutte le forze.

I gruppi armati anti-Houthi sono rivali fra di loro mettono in cris l’unità e la sovranità dello Yemen. e l’STC è chiaramente per la secessione . Il consiglio direttivo può placare per qualche tempo i separatisti del sud e le divisioni interne ma le fratture sono difficili da sanare.

Insomma per lo Yemen solo una speranza di uscire dal tunnel della tragedia: niente di più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.