Ven. Ago 19th, 2022
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Finisce, dopo due ore fitte fitte ma non prima che si esauriscano gli applausi “Ritratto di un’isola” scritto e diretto dall’ attore, regista e drammaturgo Nicola Costa che ancora una volta ha saputo donare al pubblico, splendendo, un sogno denso di speranza nelle due giornate di sold out del 2 e 3 luglio presso il Centro Zō di Catania. Ritratto di un’ isola è frutto del Laboratorio Accademico di Drammatizzazione Permanente 2021-22 di Nicola Costa, di cui è promotore egli stesso oltre che docente. Gli allievi: Patrizia Auteri, Marco Calisto, Tiziana Cosentino, Tiziana D’Agosta, Daniele Di Martino Knish, Noemi La Cava, Giuliana La Russia, Adriana Pistorio, Marco Sambasile, Carlo Scalia, Nicholas Verde Zeey. Assistente tecnico, una attenta Conny La Cava per ricordare anche chi, dietro le quinte, dona alla stessa stregua, anima e corpo a questo potente strumento di comunicazione che è il teatro. Mentre tutti si preparano a sfollare, una mascherina sì e due no, un attimo circospetti, chi un po’ ancora stordito, sbalordito, chi subito entusiasta e pronto a chiacchierarne, inevitabilmente, ci si gira a chiedere pareri e riflessioni. Ho chiesto alla scrittrice catanese Cristina Schillaci, vincitrice di premi letterari e autrice di diversi racconti e romanzi come “Cortile Cacao” di Operaincerta Editore, “Corso di volo per giovani farfalle”, contenuto nella raccolta “Indizi di Carattere” ed. Inkwell e “Croccante e minuta” contenuto nella raccolta “Una virgola di troppo” ed. “Lampi di Stampa” oltre una menzione speciale e cara soprattutto perché unica nella sua esposizione, come sottolinea ridendo, per “Cortile Cacao” con il premio “Un libro in vetrina” a cura dell’associazione Riscontri. -Ti è piaciuto? Sincera – le chiedo e mi riferisce: – dunque, devo tornare da lì dove siamo ancora tutti a terra e da sinistra e da destra è venuto uno sparo. Lo sparo. Ero venuta via in verità per andare avanti, seguire la narrazione fino alla fine, ma c’ero tornata poi. La mia prima scena è lì. Uno si affeziona a quello che gli ha dato turbamento. Il fatto è, per me, a differenza della “stampa” (per chi ha ancora il vizietto della carta croccante) che racconta l’accaduto, il teatro che racconta “l’accadendo” e mi piace pensare di poter fermare la scena, scendere gli scalini che mi separano dallo sparo a cambiare le cose, a spostare le persone o semplicemente piangere perché c’ero anche io lì. Accadendo è accaduto, tanto mi è piaciuto per come è stato collezionato, accostato, contrapposto. Mi è piaciuta l’intensità degli attori, mi è piaciuto che si sorridessero senza esigenza scenica, una “famigghia”. Sono stati magma, sono stati onde, sono stati barca e remi e colori. Niente che non sapessimo, fatti di cronaca o citazioni, magari anche sommariamente, ma che non avremmo mai messo insieme, credo, per dare, da un lato, il conforto di essere naviganti su una terra ricca di passato e di “passanti” di spessore, dall’altro per ricordare “l’impegno e il dolore e la morte”, dissociandoci ardentemente da quella ostile prospettiva di chi ha generato e genera ancora il dolore e la morte, la mafia. – Lo consiglieresti? Le chiedo: – Anche questo, subito su due piedi io non so dirlo. Non sono del mestiere. Nemmeno di mestiere “spettatore”, sono colei che è venuta a sentire, a percepire. Te lo dico dopo, il tempo che decanta. Il mio vicino, alla mia sinistra, non lo sa ma gli sono stata grata quando, di ogni morto ammazzato, anticipava la data sottovoce alla sua vicina, (Io quasi non mi ricordo quando è Natale). Giravamo tutti insieme la testa, riflettore ora a sinistra, ora a destra, tutti, per “l’accaduto” e poi al centro per “l’accadendo”. Non so se ho reso l’idea. Comunque, ve lo sto consigliando, decantando, dopo aver capito che è un messaggio d’amore privato dell’autore per la sua isola, una celebrazione insolita, in occasione di una celebrazione pubblica. È denuncia: si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande.(…)(G.Falcone) È l’invito a non lasciare “sola” la nostra terra, mai. In ordine, i passanti di spessore: Pirandello, Sciascia, Tomasi di Lampedusa e Fava L’impegno e il dolore e la morte: Dalla Chiesa, Livatino, Chinnici, Don Pino Puglisi, Peppino Impastato, Falcone, Borsellino. E poi la mafia, la mafia…a cui lasciamo un posto di passaggio nel senso intrinseco di auspicio al significato. Non capace di associare nomi a nessuno di loro, purtroppo, vi dico che in campo c’era una squadra di efficaci trafficanti di emozioni, camaleonti un po’ più sicuri, camaleonti un po’ più preoccupati, qualcuno così aderente che lo potevi mettere in carcere perché troppo credibile, qualcun’altra così dolce che potevi scendere ad abbracciarla. Tutti infinitamente forti e intensi e magistralmente diretti. Tutti dentro la storia. Tutti sulla lava, tutti di parte, dalla parte giusta, tutti così dentro “all’accadendo” che quasi era ora di dire, va bene, è accaduto, ora cambiati d’abito. Grazie dello sparo. Una finzione rievocativa, uno scossone alle anime e alle coscienze come quel “Sei immenso” rivolto al regista e scrittore Nicola Costa, proveniente dal pubblico e che arriva diritto al cuore.

Grazie Cristina Schillaci.

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