Sab. Dic 3rd, 2022
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Grandi e meritatissimi applausi per un’eccezionale prova d’attore per Andrea Lupo nel monologo dal titolo “Il circo capovolto”, regia di Andrea Paolucci e produzione del Teatro delle temperie, al Centro Zo – sala grigia per il Fringe Festival Catania Off, sabato 29 ottobre c.a.

Si intersecano le storie di due rom, quella di Branko e quella di suo nonno Nap’apò, qest’ultimo finito nei campi di concentramento insieme alla bellissima moglie, mentre il primo nei campi rom alle periferie delle grandi città dove c’è fango, escrementi ed un intenso e nauseabondo fetore.
Branko Hrabal in fuga dall’Ungheria si rifugia in un campo rom in Italia. Porta con sé dieci scatoloni contenenti quel che rimane del famoso circo ereditato da suo nonno.
In scena Branko possiede il volto dalla mimica eloquientissima, la voce, il cuore, l’anima e il sangue di una vera e propria “bestia da palcoscenico”, lo straodinario, vigoroso, energico attore Andrea Lupo. Intenso, emozionante, sferzante ed incisivo, poliedrico e perfettamente padrone del palcoscenico, capace di trasmettere le sue stesse sensazioni, fa vibrare la sala grigia del Centro Zo di Catania.
Un numerosissimo pubblico, letteralmente rapito dall’interpretazione impeccabile dell’attore, rimane immobile ed attentissimo davanti alla maestria interpretativa e alla disinvoltura dell’artista. I brividi corrono lungo ogni corpo che ha avuto il privilergio di assistere a questa “grandezza artistica”.
L’autore ed attore scrive, nelle note sullo spettacolo: “IL circo capovolto nasce dalla curiosità verso un popolo, quello Rom, che pur vivendo all’interno della nostra comunità, non ne ha mai veramente fatto parte e ha mantenuto nei secoli la propria identità pur mescolandosi e immergendosi in culture diverse, fra popoli differenti. Le differenze sono il vero filo rosso di questo spettacolo. Differenze come valori aggiunti e non come ostacoli, non come limiti invalicabili, non come pretesti per allontanarsi”.
Branko ripercorre l’esistenza della propria famiglia, lo stupore che il circo di suo nonno sapeva portare in giro per tutta Europa, fino alla fuga, alle deportazione, alla reclusione e allo sterminio. Sette bambini lo ascoltano con occhi pieni di curiosità ed ammirazione e trovano, fra un trapezio, cinque clave e qualche vecchio costume una nuova speranza di riscatto e di felicità che sfocia nel ritrovamento del copricapo alto, bianco ed illuminato del nonno.
L’invisibile presenza di questi bambini che seguono Branko come fosse il loro mentore, accompagnandolo su quel ponte tra vita e morte; il freddo intenso di quest’ultima che gela le vene ed accende i ricordi di una vita che Blanko conclude con delle coltellate alla schiena frutto di una “giusta resa dei conti”, come con consapevolezza la definisce il protagonista stesso.
E quella speranza nuova che ti da il circo sempre in viaggio, sempre in continuo movimento alla scoperta di qualcosa di straordinario.
Un monologo che tutti dovrebbero vedere, tutti dovrebbero toccare con mano e con lo spirito per avere la possibilità di sperimentare un’emozione che è unica nel suo genere, per empatizzare con chi per anni ed anni ha subito marchi infamanti immotivati ed ignoranti.
Applausi fragorosi e prolungati, sottolineano una performance impeccabile, forte, toccante come pochissimi altri riescono a trasmettere.
Non riusciamo ad alzarci dalla sedia: siamo ancora lì, in quel ponte, mano nella mano a Blanko con il volto, adesso rasserenato, dell’encomiabile attore Andrea Lupo.

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