Sab. Dic 3rd, 2022
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Introduzione

Tutti in Occidente sono favorevoli all’Ucraina e tutti vorrebbero la pace: in realtà però l’opinione pubblica è profondamente divisa fra quelli, la maggioranza, che vuole la pace ripristinando la giustizia e quelli che invece mirerebbero a una pace di compromesso. E infatti le manifestazioni per la pace in Italia si sono divise in piazze diverse e contrapposte.

Vi sono poi frange politicamente ininfluenti che parteggiano apertamente per Putin non perché ne rivendichino le ragioni ma perché affetti da anti americanesimo storico, di quelli che pensano che ogni cosa che avviene nel mondo sia effetto dei complotti di quei cattivoni degli americani sempre al servizio dei biechi capitalisti.

Cerchiamo di vagliare le argomentazioni, le ragioni di questi diversi indirizzi cominciando dai complottisti anti americani.

Complotti americani

Si tratta delle solite sciocchezze del complottismo: si sostituiscono le ragioni che tutti vedono con oscuri complotti di oscuri potentati.
È chiaro a tutti che il conflitto è esploso perché Putin riteneva che con un breve blitz avrebbe ricondotto l’Ucraina nell’orbita russa: un po’ tutti all’inizio pensavano che le cose sarebbero andate cosi. Invece gli Ucraini hanno resistito con inaspettata determinazione e coraggio, l’opinione pubblica occidentale è insorta, sono venute armi tecnologicamente molto avanzate e il cosiddetto “Intervento Militare Speciale” si è trasformato in guerra dalla lunga durata. Poi possiamo giudicare in modi diversi le ragioni ucraine russe, europee, americane ma i fatti sono questi.
Ma per il complottista anti americano invece tutto è stato pianificato e pilotato dagli americani per interessi economici, come vendere piu gas a più alto prezzo e sciocchezze del genere. Immaginate che i produttori di gas sono andati da Biden a dirgli di far scoppiare una guerra in Ucraina cosi avrebbero venduto il gas a prezzo maggiorato e Biden li accontenta: ma che assurdità. Come si fa a prevedere avvenimenti tanto complessi? Quello che si prevede facilmente invece è che c’è una crisi che tocca tutto il mondo, come avviene per ogni guerra e per di più un pericolo nucleare per tutto il mondo. È vero che la crisi colpisce variamente più Europa e Cina e meno gli USA ma il danno è globale. Si pensi che poi gli USA hanno stanziato fino a 60 miliardi per armi all’Ucraina.
Una cosa è criticare le mosse americane (io sono fra questi), una cosa è pensare che tutto nasce da un oscuro complotto degli USA.

Pace giusta

Il punto centrale di tutto il discorso è che la pace, la vera pace, si può fare solo ristabilendo la giustizia: non c’è pace senza giustizia. La Russia ha invaso la Ucraina contro ogni diritto internazionale e quindi occorre che la Russia si ritiri e restituisca tutti i territori, magari anche la Crimea.

Ma tutto questo può avvenire in realtà solo con la sconfitta grande e generale della Russia. Questo significa guerra e ancora guerra e l‘Ucraina distrutta e forse anche la Russia, un fiume di morti, di lutti e pianti con sullo sfondo (che poi non è tanto sfondo) la guerra nucleare. Quindi in pratica c’è chi dice che la pace è possibile solo ristabilendo la giustizia e non con un compromesso che sarebbe un cedere all’aggressore.
Ora, io riconosco che a volte la guerra è purtroppo inevitabile (come quella contro il nazismo o la guerra fredda) ma qui perché si sta combattendo? Che qualche regione della Ucraina abitata da Russi possa passare alla Russia, che la Ucraina non entri nella NATO, non mi pare una cosa cosi grave da giustificare una tragica guerra: anzi sinceramente mi sembrerebbe una cosa ragionevole.

Si dice pure che Putin va fermato perché altrimenti tutto l’Occidente sarebbe in pericolo, che gli ucraini combattono quindi anche per noi, si fa il paragone con i Sudeti e l’accordo di Monaco che in realtà apri la strada alla II Guerra Mondiale.

In realtà mi sembra un’assoluta sciocchezza che Putin costituisca un pericolo per l’Occidente: non è in grado nemmeno di vincere in Ucraina, non è certo in grado di affrontare la potente NATO.
E poi perchè dovrebbe farlo? Non siamo ai tempi della guerra fredda o del nazismo quando nel mondo intero si affrontavano due concezioni economiche politiche inconciliabili, ciascuna delle quali doveva vincere o perire. Noi abbiamo ottimi rapporti con tanti paesi illiberali (Arabia Saudita, Egitto, Cina), perché non potremmo averli anche con la Russia (come sono stati fino allo scorso febbraio).

È vero poi che la ragione sta tutta dalla parte degli Ucraini. Ma tutto dipende da che intendiamo per giustizia perché ogni cosa viene considerato giusta o ingiusta sempre secondo un determinato criterio.

Ora, bisogna essere consapevoli che nella storia la violazione della legalità internazionale è continua ed ininterrotta, nel passato come nel presente, come a tutti e evidente. Direi che più precisamente pacta servanda sunt ma solo sic stantibus rebus.

Vi è pero connessa una questione seria
Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale si è affermata nei fatti (non c’entrano patti o legalità) la intangibilità dei confini. Ora se i Russi si riprendono il Donbass allora gli italiani magari rivogliono Pola, i tedeschi la Slesia e Danzica e cosi via, verso l’abisso. È un problema serio che spesso viene sollevato.
Però io noterei che i confini ucraini non sono usciti dalla Seconda Guerra Mondiale ma dipendono dalla disgregazione di uno stato. Ci sono stati altri due casi del genere in Europa: la Cecoslovacchia (in modo pacifico) e la Jugoslavia dove invece è successo il finimondo e in cui la NATO è intervenuta due volte, in Bosnia e per il Cossovo seguendo il principio di nazionalità e sempre secondo esso sono stati modificati i confini fra Serbia e Croazia (con conseguente pulizia etnica). Quindi in Ucraina non sarebbero modificati i confini usciti dal conflitto mondiale cosi come non è avvenuto in Jugoslavia ma quelli derivati dal disgregarsi di uno stato.
Tuttavia nella ex URSS le popolazioni sono strettamente intrecciate: in particolare in tutti gli stati vi sono minoranze etniche intorno in media del 30%.
L’affermarsi dei nazionalismi, degli irredentismi sarebbe un disastro terrificante.

Nel caso sono in conflitto, come spesso accade, il principio di sovranità con quello di nazionalità secondo il quale ogni nazione deve costituire uno stato (di mazziniana memoria). Per questo 100 anni fa l’Italia per “liberare” Trieste e Trento che da secoli facevano parte dell’Austria, ha fatto una tragica guerra di tre anni con 600 mila morti e disastri immani.
Bisogna poi considerare il modo di pensare dei russi che generalmente a noi occidentali sfugge.

Un breve cenno storico. Nel medio evo una parte del mondo slavo ricevette il cristianesimo (in pratica la civiltà) dal mondo latino germanico e quindi sono cattolici (o protestanti) e usano l’alfabeto latino mentre un’altra parte da Bisanzio e quindi ortodossi e alfabeto cirillico. Un esempio eclatante sono i Serbi e i Croati che sono lo stesso popolo, che parlano la stessa lingua ma si combattono accanitamente (l‘ultima volta 25 anni fa) perché i secondi sono di cultura latina e cattolica, i primi ortodossi.
Con la presa di Bisanzio dei Turchi, Mosca si proclamò la terza Roma, vera custode del vero cristianesimo e la tradizione si è mantenuta. Esistono quindi due Europe che si proclamano eredi della antica civiltà greco romana: quella di cultura latina e quella bizantina che si affrontarono nel 600 proprio in Ucraina (che significa terra di confine). Una parte (piccola) degli ucraini passarono al cattolicesimo (uniati) conservando pero liturgia ortodossa e alfabeto cirillico mentre la parte maggiore si riunì ai correligionari russi.
I russi si sentono di un’altra Europa. Questo spiega anche l’intervento del patriarca Cirillo in favore di Putin: certo, ci saranno motivi contingenti ma soprattutto la chiesa russa non vuole essere fagocitata dagli occidentali (latino- germanici) fino a proclamare una specie di guerra santa (grottesca) contro la decadenza occidentale.
I Russi insomma si sentono russi: per questo, benché sconfitti rovinosamente dagli svedesi nel 700. dai francesi nell’800, dai tedeschi nel 900, alla fine hanno sempre vinto.

Pace di compromesso

Ci sono poi altri, non molti in verità, che cercano di esaminare il pericolosissimo problema della guerra con il buonsenso. Si veda ad esempio l’appello del 18/10/22 di 11 intellettuali «Un negoziato credibile per fermare la guerra»

A me sembra un richiamo al buon senso nell’esplodere di una follia collettiva che ha portato a immense tragedie in Ucraina, a crisi nel mondo intero e a una drammatica prospettiva nucleare.

Forse è pure giusto che i russi lascino le regioni occupate, magari anche la Crimea, che Putin sia impiccato ma se per fare questo occorre un fiume di lacrime e sangue, se centinaia di migliaia di mamme (russe o ucraine che importa) devono piangere i figli caduti, allora mi domando: ma ne vale la pena? Io non sono per il “fiat iustitia et pereat mundus”, cosa da fanatici, ma credo che la politica deve essere pragmatica, scegliere il male minore.
Io non sono un pacifista senza se e senza ma e riconosco che, realisticamente, a volte, la guerra è inevitabile Nella Seconda Guerra Mondiale morirono 25 milioni di russi ma non era possibile arrendersi ai nazisti. Ma ora qual è la posta: che alcune regioni della ucraina abitati da russi passino alla Russia, previo referendum garantito, che la Ucraina non entri nella NATO come previsto dall’appello
Mi paiono, come dicevo, cose ragionevoli: magari sarebbe stato meglio farle prima.

Noterei che entrare nella UE significa in pratica che la alleanza di cui fa parte la UE, la NATO entrerebbe in guerra in caso di aggressione alla Ucraina. Tuttavia può essere un compromesso formale per cui si assicurerebbe la sicurezza della Ucraina senza che la Russia si senta minacciata. Ma più un fatto formale che sostanziale.

Spesso si dice (anche Draghi e Mattarella) che deve essere l’Ucraina, il paese aggredito a decidere a che condizioni si possa fare la pace. Dalla mia esperienza diretta dei molti ucraini che conosco ormai il nazionalismo, il desiderio di vincere è dilagato in Ucraina cosi come avviene in ogni guerra: non ci si può aspettare la ragionevolezza: la guerra è una spirale infernale. I tedeschi per fare un esempio combatterono anche fra le rovine di Berlino, anche quando ogni e qualsiasi speranza di vittoria era svanita: gli ucraini stanno addirittura vincendo!
Non importa il fiume di sangue e lacrime, il pericolo nucleare, le citta ridotte in macerie: quello che conta è solo vincere la guerra. Un paese invaso attaccato con tanta ferocia non cerca la pace ma la vittoria.

Conclusione

Non si può pensare di fare la pace alle condizioni di Zelenski. Siamo noi Occidentali che possiamo renderci conto che sarebbe più ragionevole cercare una pace di compromesso soprattutto perché, come dicevo, non ci sono motivi veramente importanti per fare la guerra, come avvenne con il nazismo.

Siamo noi occidentali, fuori dalla follia della guerra a poter imporre la pace. Questo non significa,.come molti dicono, una resa della Ucraina: tutt’altro. È del tutto chiaro che la Russia ha fallito clamorosamente nella sua sconsiderata aggressione all’Ucraina ma dobbiamo dare ad essa una via di uscita. Spingerla verso una sconfitta grande e generale significherebbe spingerla a passare da una intervento militare miseramente fallito a una guerra generale dagli esiti imprevedibili ma certamente disastrosi per l’Ucraina, per la Russia, per tutto il mondo. L’invio di armi può essere condizionato a una certa disponibilità al compromesso, al dialogo di pace: la conditio sine qua non della resistenza ucraina è nelle armi avanzate che riceve dall’Occidente. In fondo probabilmente alla Russia basterebbe solo non perdere troppo la faccia, una pace onorevole anche se la guerra è persa.

Se si vuole la pace bisogna accettare una soluzione di compromesso: non è che ci possa essere prima la pace e poi la soluzione.

Il problema però è che non li accettano né gli Ucraini né i Russi: il punto centrale dell’appello alla pace sarebbe proprio che ciascuno delle parti si attenesse invece agli esisti di una consultazione popolare della regioni interessate: sarebbe la soluzione.

Ci rendiamo conto anche del fatto che l’Italia da sola non può decidere l‘atteggiamento di tutta l’Europa e dell’America, che occorre non rompere i buoni rapporti con i nostri alleati.

Tuttavia ciascuno fa quello che può: anche indirizzare l’opinione pubblica ha la sua importanza, decisiva nei paesi democratici.

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