Lun. Dic 5th, 2022
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Grandi applausi di consenso, venerdì 18 novembre c.a. al Teatro del Canovaccio di Catania, tributati al primo spettacolo in cartellone dal titolo “Signorsì! E’ la matassa”, testo e regia di Agata Raineri, musiche originali di Alessandro Cavalieri, scenografia e costumi di Chiara Viscuso, tecnico luci Simone Raimondo. Produzione Teatro del Canovaccio di Catania.

La poesia, l’evocazione onirica, il romanticismo della panchina a centro scena coperta da rami d’albero a fogliame con ai lati cassette di legno abbracciate dal verde della natura, ceppi di legno sparsi ed una rete intrecciata (la matassa) sul fondo: questa è la bellissima scena allestita da Chiara Viscuso che ha curato pure i costumi che sono molto adeguati alle tematiche del testo di Agata Raineri, un testo originale, arguto ma soprattutto molto coraggioso e sferzante diretto con cuore ed entusiasmo puro.
La qualità e la bellezza dei tappeti musicali del maestro Alessandro Cavalieri fanno da cornice ruffiana ed elegante ad un testo basato sul teatro surrealistico e di parola dove la nostra esistenza si contorce in una matassa; l’insieme dei problemi dell’esistenza creano un conflitto bellico interiore, lo stesso vivere è una guerra quotidiana. Ogni uomo combatte la propria con la disciplina di un militare (da qui il “Signorsì” del titolo, disciplina che vanta con orgoglio l’ex soldato Miles, il custode) ed ha a che fare con i propri traumi infantili, vizi, paure consce ed inconsce, illusioni e disillusioni, severità familiari traumi della protagonista, la crocerossina Lady Bag che a tratti ricorda la poesia di Mary Poppins.
In un vasto e serrato dialogo, a tratti simili ad uno scioglilingua, in un crescendo di ritmi che in taluni punti diventano quasi asfissianti tanto da togliere il fiato, metafora della continua corsa umana verso una ricerca spasmodica del nulla, l’intero spettacolo è una continua metafora del “male di vivere”, l’esorcizzazione di quella zavorra che non ci permette di guardare quel cielo fin tanto che non si possa gridare “partiamo!”, andiamo a prenderci, o meglio, a riprenderci quella spiritualità che ci eleva verso la vera vita, verso il reale fine per cui siamo stati creati.

E’ in un sogno, quello di Lady Bag insieme al custode un po’ sordo Miles, che la matassa si dipana, quel sogno che vince finalmente la guerra con i problemi della vita: E’ in quella piccola mongolfiera sospesa tra cielo e terra che l’uomo e la donna trovano riparo dall’esplosione della bomba, il meritato regalo di compleanno della dolce e sensibile Lady Bag.
Ogni dramma, ogni truma sembrano rifugiarsi in una follia voluta, cercata e poi abbandonata in sprazi di lucidità effimera come una saetta nella notte che squarcia il cielo-anima riportando alla realtà una mente troppo abituata al rigore militare o familiare persa nell’oblio come riparo emotivo.
I doveri ci soffocano, ci fanno mancare l’aria, limitano le nostre azioni, ci recidono le ali. Da qui nasce la claustrofobia di Lady Bag: la sua è una vera e propria fame di ossigeno: le ansie trasmesse dal troppo rigore del padre le impedisce di godere pienamente dell’importante missione che ha.
Parlare dell’esistenza umana non è roba da poco e farlo con arguzia unendo tragedia e comicità, è un talento da pochi: Agata Raineri ha dimostrato in questo articolato testo di saperli dosare con grande maestria divertendo ed emozionando e spingendo ad una riflessione profonda sulla condizione umana.
Eccellenti gli attori, grande sintonia scenica in un dialogo spedito, legato come maglie di una catena, vorticoso e convulsivo che quasi spezza il fiato. Lo spettatore si sente risucchiato in quel vortice quasi in apnea, rapito dalla destrezza interpretativa di Maria Grazia Cavallaro, dolce e fanciullesca, garbata e Luciano Leotta molto divertente e con una mimica ed un tormentone che strappano parecchie risate.
Due grandi prove d’attore superate con grande destrezza e professionalità.
Nelle sue note, Agata Raineri, attrice, regista, autrice e bravissima cantante, scrive: “Solo le anime elette riescono a trovare un punto d’incontro seppur in sogno, nel gioco, nella finzione o nella realtà. Affidarsi all’altro per ricongiungersi pu mantenendo il proprio punto di vista; quel bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, resta il dono prezioso e incommensurabile di libertà, della scelta arbitraria e democratica di cosa fare della propria vita”.
E non dimentichiamo mai chi siamo e da dove proveniamo.
Per poi scoprire che, pur diversi, siamo tutti fratelli e fili di questa grande matassa di nome vita.
A grande richiesta si replica sabato 26 novembre ore 20,30.

IL PUBBLICO SCRIVE SULLO SPETTACOLO:
“Quando la follia e l’assurdo svelano la profondità della nostra umanità… Grazie! Per l’ipnotizante musica della bellezza”.
“Poetico e surreale, un gioco di parole per cercare e creare una trama …Respiriamo, combattiamo”
“Le sensibilità aggrovigliate nella matassa per far luce all’essenza umana”
“Ho apprezzato moltissimo lo spettacolo. Mi ha colpito il messaggio legato al concetto di resilienza. Complimenti e grazie per avermi fatto emozionare … non dimenticandomi di continuare a combattere con la stessa energia”
“La follia del vivere tra l’eterna guerra tra l’anima e la materia, la ricerca spasmodica della “chiave di volta” capace di dipanare la matassa permettendoci di elevare lo spirito abbassando l’ego in un testo che non è per tutti ma che tutti dovrebbero vedere” (Antonella Sturiale)

L’autrice e regista Agata Raineri, l’autore delle musiche e compositore Maestro Alessandro Cavalieri

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