Dom. Gen 29th, 2023
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Grandi applausi per lo spettacolo “immersivo”, come lo definisce la sua autrice e regista Antonella Caldarella, dal titolo “Alle armi” alla Sala Roots di Via Borrello a Catania, all’interno della rassegna “Rigenerazioni”, produzione del Teatro Argentum Potabile, musiche di Einsturzende Neubauten, The Ex, Sutari, scene e costumi di Roberta Cannavò, Serena Catella e Denise Falco, datore luci Clara Baudo, ufficio stampa e fotografie di Antonella V. Guglielmino.

“Alle armi” è un testo colto, intelligente, penetrante scritto nel 2017 ma attualissimo in modo disarmante, supportato da una regia attentissima e scrupolosa; movimenti di danza dalla forte connotazione metaforica, veri dardi infuocati che bruciano le coscienze, musiche appropriate trascinanti e vibranti, dai ritmi appassionati ed incalzanti: tutto questo e tanto altro, tanto “oltre” è questo spettacolo teatrale partorito dalla fervida, eccellente e saggia penna di una grande professionista, Antonella Caldarella.

In scena tre giovani attori ben preparati e simbiotici, Andrea Cable, Giulia Giurato, Maria Riela, Chiara Sciuto che giocano alla vita sul palcoscenico coinvolgendo ed interagendo con un pubblico ora divertito, ora incuriosito, ora spaventato.
Gli attori invitano gli astanti a specchiarsi, ci guardano dritto negli occhi molti dei quali si abbassano per il timore di essere scelti, chiamati sulla scena a partecipare alla loro guerra, ad impugnare quelle armi che sfidano il potere scardinandone le contraddizioni, le ingiustizie e le vane illusioni.

In un calderone sono racchiusi sogni, speranze, aspirazioni ed errori di storica memoria: “la storia insegna che la storia non insegna nulla”, sentenziava il buon Manzoni.
Si aprono i giochi di potere: bamboline da ammirare e sollazzare, maschere da indossare per apparire, soldatesse spaesate e regine austere convinte di governare, sovrani autoritari che impongono a forza il loro dominio.
Al grido di “Alle armi”, giovani senza tempo spronano vecchi nell’anima a combattere per i propri sogni e ideali: bisogna “svecchiare” questa umanità umiliata dall’ozio e dalla mancanza di stimoli, bisogna spingerla a ritrovare i vecchi valori, a cercare in se stessa il coraggio e la forza di battere l’apatia trasformandola in azione attraverso il superamento di quella paura che ci inchioda al ruolo di eterni spettatori.
In questo testo contemporaneo, coraggioso e ribelle, la politica gioca un ruolo importante, una politica manipolatrice specchio di una società che all’azione preferisce la non esposizione.
Il coraggio pare sia peculiarità delle giovani menti, giovani non a livello temporale ma spirituale, puramente morale.
Il concetto del “tempo non tempo” si muove su quei corpi sulla scena, vorticosamente, affannosamente, convulsamente e quasi rassegnato, si scontra con la ribellione da una schiavitù che altro non è che la gabbia delle nostre memorie manipolate da un potere politico che ci fa credere a tutto ciò che gli conviene farci credere: siamo rane bollite di chomskyana memoria, un popolo che accetta passivamente il degrado intellettuale e la perdita del rispetto di se stesso. Nella messa in scena intravediamo pure la condizione di sottomissione delle donne; sopravvivono segregate ad un ruolo marginale controllato e fustigato dal maschilismo dominante ed imperante. La donna, storicamente, fa doppia, tripla fatica per affermarsi, per affermare il proprio talento, le proprie capacità.
La regista ed autrice dichiara che: “Oggi più che mai questa pièce teatrale rispecchia il periodo che stiamo vivendo. Ho la pelle d’oca a pensare che quello che ho scritto quasi cinque anni fa, nel 2017, sia ancora attuale. Questo fa parte della magia del teatro contemporaneo, una sorta di giochi fra specchi, tra realtà e finzione”.
Questa è la bellezza del teatro: tirare fuori il meglio dal mediocre, la bellezza e la poesia da un mondo inquinato dal pressapochismo e da un ormai intollerabile egoismo e materialismo.
Siamo ormai dei vecchi che guardano il tempo scorrere immobili come statue di cera. Rassegnati. Stanchi. Senza stimoli.
“L’esperienza insegna che gli uomini dall’esperienza non hanno mai imparato nulla.”
George Bernard Shaw

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