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Maura a Piazza Armerina

25 luglio 2011
by Carlo Blangiforti

Non poteva esserci un’ambientazione più suggestiva dell’atrio della Biblioteca Comunale di Piazza Armerina per il reading di Mario Luca Testa: il gioco di luci, i colori caldi dei riflessi della pietra siciliana, la gradevole serata di mezz’estate hanno fornito un quadro ideale alla messa in scena de “I dolenti versi di un poeta. Paolo Maura 1638-1711”.

Mario Luca Testa e Giorgio Musumeci

Mario Luca Testa e Giorgio Musumeci

Il reading performativo, scritto e diretto da Testa, concittadino dello scrittore secentesco, si riprometteva di raccontare, proponendola in una forma originale e stimolante, l’opera di Paolo Maura, uno dei massimi poeti satirico-burleschi del XVII secolo siciliano. È proprio in occasione del trecentesimo anniversario dalla morte dello scrittore, che l’associazione “La Bottega di Orpheus” ha debuttato il 23 luglio scorso con questo spettacolo, inserito nel “Circuito del mito”.

Ad animare la lettura, affidata alle voci dello stesso Testa e dell’attore Giorgio Musumeci, tre ballerini e un ensable musicale di altissimo livello: in realtà, un gruppo di artisti raffinati che con la musica dal vivo e con azzeccatissime coreografie hanno sottolineato in maniera magistrale i versi e le ottave del poeta menenino. Lo scorrere dello spettacolo ha seguito la falsariga della vita del poeta, sospeso tra storia e leggenda, una sorta di viaggio nello spazio e nel tempo, tra le pietre e attraverso i secoli. La narrazione, come detto, è stata affidata alle voci di Giorgio Musumeci e di Mario Luca Testa, alle musiche originali di Giuseppe Strazzeri e alle coreografie di Claudio Mantegna.

Giuseppe Strazzeri e l'ensamble musicale

Giuseppe Strazzeri e l'ensamble musicale (Ilaria Bonanno, Teresa Chiara, Valerio Corona, Chiara D'Aparo, Luca Galeano, Edoardo Musumeci, Nello Nicotra e Alessia Zanghì)

La vita del Maura ha permesso agli autori di costruire partendo dalla biografia un intreccio coinvolgente, un racconto denso di emozioni. La giovinezza del poeta è stata caratterizzata dall’innamoramento per una giovane della nobile e potente famiglia Maniscalco. Questa passione e i contrasti con la famiglia della ragazza sono gli elementi da cui sono nati quegli episodi artistici e biografici che hanno fornito al giovane regista menenino materiali per strutturare uno spettacolo interessante, mai banale e spesso commovente.

La prima del reading a Piazza non è stata casuale, o almeno non lo è stata per lo spettatore: infatti, la parte più buia e oscura della vicenda biografica del poeta si è svolta (attorno al 1670) proprio tra il Castello della cittadina ennese e il terribile e temibile carcere della Vicaria di Palermo. La lettura ha presentato anche alcuni passi tratti da “La Pigghiata”, il poemetto epistolare che rappresenta la sintesi più alta della visione artistica e poetica del Maura. Carcere e sofferenza, dolore e privazione della libertà: il modello supremo diviene così il Cristo dell’agonia e della persecuzione, che durante la serata ha preso corpo grazie alla sobrietà scenica, all’accompagnamento, ora delicato ora sanguigno, delle musiche di Strazzeri, e per virtù di una straordinaria alchimia fornita dal potere evocativo della danza. Solo una coreografia tenue e severa come quella pensata da Mantegna poteva rendere il conflitto tra l’uomo e il mondo, tra meditazione e liberazione, esortazione e invocazione, insito dell’opera del Maura.

Salvatore Alicata, Tiziana Cantarella e Federica Toro

Salvatore Alicata, Tiziana Cantarella e Federica Toro

La bravura dei ballerini Salvatore Alicata, Tiziana Cantarella e Federica Toro si misura anche nella loro capacità di illustrare i versi, di rendere tangibile e immediatamente percepibile allo spettatore la solitudine del Maura, una solitudine che si trasforma in domande laceranti, e nella piaga intima e personalissima della sofferenza dell’uomo ingannato. Solo così può interpretarsi la stupenda immagine del Calvario posta a corredo di alcuni dei versi più toccanti del poemetto mauriano.

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Questo Maura è un uomo privato di tutto, tranne che di carta e penna, frenato e imprigionato dalle bende del tradimento, della disperazione e dell’odio; un pathos che attraverso il gesto finale di Alicata, Cantarello e Toro si blocca in un eterno istante: paura, preghiera, dolore fisico, sofferenza interiore, amore e tradimento dell’amicizia, silenzio di Dio e fiducia, riescono a riprendere vita solo come inchiostro sulla carta, solo nelle parole dei lettori, nei versi declamati da Testa e commentati da Musumeci.

Difficile, per quanto superato a pieni voti, l’arduo compito di dare forma musicale ai versi del poeta. Il lavoro di composizione e interpretazione ad opera di Giuseppe Strazzeri, coadiuvato da un gruppo di musicisti di grande qualità (Ilaria Bonanno, Teresa Chiara, Valerio Corona, Chiara D’Aparo, Luca Galeano, Edoardo Musumeci, Nello Nicotra e Alessia Zanghì) ha permesso di dare piena unità e pieno compimento al progetto di Testa.

Lo spettacolo di sabato è stato un bell’esempio di reading performativo, di uno strumento che amalgamando i suoi codici specifici come la musica (originale e di repertorio), la performance, la recitazione (dei testi poetici, scelti, del Maura), con location suggestive e ricercate formano un unico, originale, irripetibile copione.

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Il pubblico presente ha partecipato al rapimento di una serata magica, divenendo uno dei protagonisti di una serata in cui musiche, impressioni, danze e emozioni sono riuscite a prendere la forma delle parole.

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Le foto sono di Antonio Romano.

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