
Luis Bacalov
Ho tutta una mia idea personale sulle interviste che si fanno agli artisti, peraltro quasi sempre preconfezionate: penso che le domande debbano essere secondarie alle risposte ma, nello stesso tempo, debbano trovare il modo di “far dire” qualcosa di nuovo al soggetto intervistato. In questo caso Luis Bacalov conferma la debolezza della separazione tra musica colta e musica in generale e definisce con precisione cosa sia il tango almeno per quanto lo riguarda. Come vedrete le domande non sono poste una per volta, ma tutte inizialmente in modo da permettere all’Artista una risposta unica che assuma la caratteristica di una personale opinione sintetica, ma completa.
Credo che il lettore potrà, alla fine, saperne qualcosa di più.
Caro Maestro, ho colto l’occasione dell’uscita del suo Cd “La meravigliosa avventura di carlos Gardel” per incontrarla e chiederle: in un periodo artistico che io ritengo ormai privo di stimoli nuovi e incapace di ricercare qualcosa di originale, ho trovato nelle parole “meravigliosa” e “avventura” una vera e propria provocazione.
1) Quindi Maestro, un cd su Carlos Gardel, perché?
2) non ha compreso che siamo nel nuovo secolo? Non trova “pazzesco” occuparsi ancora di buona musica?
3) ammesso che esista la buona musica, qual è quella cattiva secondo Luis Bacalov?
4) con quale parte di sé ha deciso di fare questo Cd? Quella del cuore, della razionalità o dell’interesse economico?
5) se dovesse trasformare ciò che ha inciso in parole quale potrebbe essere il suo messaggio?
6) chi è Luis Bacalov oggi?
7) Canzoni di Musica leggera, Misa tango, Concerto Grosso, Il Postino, Gardel …composizioni e interpretazioni diverse, in epoche diverse. C’è un filo conduttore? E se c’è, quale?
8 – Lei si sente più argentino, italiano, francese, inglese, russo, europeo…?
9) il tango è ormai un “patrimonio dell’Umanità” anche se io penso che questo non sia necessariamente positivo. Lei cosa ne pensa?
10) in Argentina Carlos Gardel è un mito intramontabile, perché? E Lei è un mito?
Abner Rossi
Risposte
L’idea di un CD contenente soltanto brani che Carlos Gardel incise nelle decadi 1920-1930, è nata per diversi motivi: Gardel è stato il compositore-cantante più famoso (addirittura idolatrato in Sud America) nell’intera storia della musica popolare argentina, un mito assolutamente unico; un artista che, come dice mio fratello Daniel, “nelle milonghe, quando canta, il ballo s’immobilizza, e i “tangueros” ascoltano religiosamente”; Gardel è quello di cui Jorge Luis Borges ha scritto, concedendo la paternità della frase ad un tassista (chi l’abbia detto o pensato, se Borges o il tassita, non ha importanza), che “Carlitos ogni giorno canta meglio”, perentoria e ammirativa affermazione della sua presenza, oggi e sempre, nell’imaginario collettivo degli argentini, surrealistica iperbole che cancella la sua tragica morte, avvenuta nel giugno dell’anno 1935.
Il fatto è che molti brani cantati e/o scritti da “Carlitos” sono “evergreens”, “semprevivi”, “semprepersempre”. Non solo: penso che molti suoi pezzi siano autentici gioielli, dei “semprebelli”, una galleria sorprendente di piccoli capolavori, un chiaro esempio di “buona musica”, in un oggi che, purtroppo, di musica spazzatura ne sforna non poca. In sintesi: non c’è storia del Tango senza Gardel.
Questa mia registrazione è un “Omaggio a Gardel” e alle composizioni di quegli anni, realizzata da un pianista come il sottoscritto, compositore eclettico, “crossover” a più non posso, che ama Bach, Bartok e Berio, la musica etnica, urbana, il jazz, le musiche di Cuba e del Brasile, che continua a scrivere (ossessivamente?) musica che si alimenta delle radici del tango, creazione totalmente originale e unica, vero specchio poetico e musicale della gente “Rioplatense”.
La bussola che ha segnato la direzione di queste mie trascrizioni, elaborazioni e parafrasi, trasformando spesso il canto in suono delle corde del pianoforte, è stato il tentativo di fare ascoltare questi brani come si ascoltano Chopin, Schumann o Brahms nelle loro composizioni brevi, una sfida forse un po’ presuntuosa, credendo che questi brani si possano suonare in un “recital”, che possano convivere alla pari, dignitosamente, insieme a Ginastera, Cervantes, Villalobos o Juan José Castro, ma anche alla grande tradizione della musica “colta” dell’Occidente che, non bisogna dimenticarlo, ha attinto tante volte alla musica popolare, contadina e urbana.
Forse sto cercando da sempre il modo di pensare la musica come un’arte senza barriere e frontiere insormontabili, dove l’unica differenza risiederebbe in “è buona o è cattiva”. Ricerca che deriva dal fatto che, in buona misura, mi sento un cosmopolita, parola disprezzata da tanti fondamentalisti, criminalizzante in processi stalinisti, ma che per me è sinonimo di tolleranza e rispetto dell’altro e di accettazione di una molteplice etnicità culturale, dove il mio “melpot” è fatto di argentinità e italianità, ebraismo e Sudamerica, Europa e Terzo Mondo.
Per molti il tango è diventato “universale” come il jazz, e, in certa misura, come la musica “classica” dell’Occidente. Musica di tutti per tutti. Come esempio basta guardare alla proliferazione delle “tanguerias” in Europa e negli Stati Uniti, un “contagio” che sembra inarrestabile. In buona parte questo è dovuto allo straordinario successo di Astor Piazzolla, il meraviglioso compositore-bandoneonista che ha rivoluzionato strutturalmente il tango. D’altra parte il tango non è solo Piazzolla, e credo che non sia tempo sprecato, quello di far circolare oltre i confini sudamericani “l’altra storia del tango”, più antica ma non per questo meno meritevole di essere conosciuta e riconosciuta.
Questa è stata la mia intenzione e il mio tentativo, con la speranza che questo CD sia al livello degli artisti che, prima di me, hanno scritto versi e melodie, suonato il pianoforte e il bandoneòn, violino flauto o contrabbasso, creato gruppi strumentali e orchestre in un divenire evolutivo che non ha conosciuto soste, e che sembrerebbe trovare oggi nuova vita e nuovi fruitori.
Questo lavoro è dedicato al Maestro Horacio Salgán, grande pianista, compositore e direttore d’orchestra, che ho avuto la fortuna e il grande piacere di ascoltare in tante occasioni per più di cinquant’anni.
Luis Bacalov
Intervista al Premio Oscar Luis Bacalov,







