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Detenuti pro terremoto

5 giugno 2012
by Loretta Dalola

Nel giorno del lutto per le popolazioni dell’Emilia, che si trovano dopo venti giorni ancora alle prese con le scosse, arriva una proposta dal ministro della Giustizia Paola Severino e su questa notizia il Tg de La7 discute e analizza i pro e i contro.

Il ministro Severino ha regalato una importante novità: la proposta di impiegare parte dei detenuti, non pericolosi e già in regime di semilibertà nella ricostruzione della regione colpita dal sisma. Inoltre, ha detto, “vorrei che fossero coinvolte tutte le carceri della regione e, se fosse possibile, non solo. Ho sempre pensato, che il lavoro carcerario sia una risorsa per il detenuto, un vero modo per portarlo alla risocializzazione e al reinserimento nella società”.

La proposta ha ottenuto un largo consenso, il terremoto impone interventi immediati e tempestivi, utilizzare i detenuti nelle azioni ricostruzione è un lavoro socialmente utile, e si incanala nell’ottica della rieducazione dei soggetti, del resto anche nel terremoto dell’Irpinia del 1980 i detenuti si dettero da fare per rimuovere le macerie insieme agli agenti penitenziari. Allora fu un moto spontaneo e nessuno ne approfittò per fuggire.

Plauso incondizionato alla proposta del ministro è venuto da molti settori dello schieramento politico, eccezzion fatta per la Lega nord.  Il pensero radicale dell’ex ministro Roberto Calderoli, si esprime in questo garbato modo: “Al posto di aprire le porte delle galere con il rischio di fare uscire anche persone pericolose, facciamo invece tornare dalle varie missioni all’estero le migliaia di nostri soldati dislocati in giro per il mondo”. Leghisti a parte, che sono sempre dalla parte opposta del buon senso, della comprensione, della tolleranza e dell’utilità sociale, sembra che la proposta della ministro piaccia a tutti, popolazioni comprese.  In una  terra  che non sembra volersi fermare, dove anche gli ultimi simboli cadono (come la torre di Novi), sotto le continue e prolungate scosse, si cerca di fare  il possibile, di trovare mano d’opera, utile, per fronteggiare l’emergenza causata da una forza sovrumana  come la terra che non si placa.

In effetti, in una terra così provata dai danni ingenti, che si prolungano anche a causa  del fermo obbligato delle attività, causato dall’instabilità del terreno, speriamo,  vinca la logica e anche il contributo dei detenuti, almeno di una parte di loro, che può essere utile per risollevare l’Emilia. Gli emiliani, non vogliono e non possono mollare e tutto serve: volontari, vigili del fuoco, aiuti umanitari, fondi, generosità, solidarietà  e anche i detenuti, per venire incontro alle esigenze della popolazione che deve ricominciare tutto da capo.

Metaforicamete l’Emilia è il simbolo del nostro futuro, come lo Stato, stremato dai vari terremoti,  crisi, calcio scommesse, corvi del Vaticano, politica e euro. Entrambi si devono impegnare, per riuscire a ricominciare  e affrontare il domani, e se ce la farà l’Emilia ce la farà anche L’Italia.

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