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centro accoglienzaL’impegno, in Emilia Romagna, delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana.

L’Aquila e il suo dramma. Un ricordo indelebile nella mente degli italiani. Nessuno si aspettava di rivivere, così presto nel tempo, una cosa simile. E’ il 20 maggio del 2012: nel silenzio di un giovanissimo mattino, la terra trema. Ancora. Una frustata che fa sobbalzare chilometri e chilometri di un’Italia che dorme serena: sono le 4.04. Pochi lunghi secondi che sembrano un’eternità. Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia: si ha  la sensazione che qualcosa, di grave, stia avvenendo. L’epicentro viene registrato in Emilia-Romagna: è la regione che conterà i danni più ingenti. In termini di vite umane, di abitazioni  perdute e di un tessuto economico, vivo e forte, che per anni dovrà “leccarsi le ferite”. La pioggia fa il resto con lo sciame sismico che promette di non dare tregua.

Per fortuna, ci sono anche loro. Sono giunte il primo giorno e stanno operando, anche in questo momento in cui scriviamo, con impegno, per portare aiuto a chi ha bisogno. Sono le Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana: operano, accanto a tutti gli altri volontari e alle forze messe in campo dallo Stato, al fine di poter dare un contributo di volontà e professionalità. In generale, tutta la componente Croce Rossa Italiana  è risultata pronta a sostenere ogni sforzo per facilitare la popolazione nel difficile momento.una crocerossina impegnata in un centro di accoglienza

Otto sono le sorelle che, per prime, da quel venti maggio 2012, sono  allertate. Grazie ad una specie di “diario di bordo” possiamo ricostruire, passo dopo passo, il contributo loro e delle altre Sorelle che, provenienti dai territori limitrofi, hanno formato la squadra utile ad assicurare un servizio richiesto, a volte,  24 ore su 24.

Ecco i fatti. Come detto, la fortissima scossa è registrata, alle 4.05 della mattina del 20 maggio. Il primo intervento delle Crocerossine è di poche ore dopo: evacuazione di 6 anziani da una residenza a loro dedicata per portarli in ospedale. A seguire il trasporto di medicinali che prosegue per tutta la notte.

I momenti sono frenetici e non danno modo di avere il senso, vero, dei danni arrecati dall’evento sismico. Davanti ai grandi numeri, forse tra le prime, si trova la Sorella, dell’Ispettorato di Modena che, a Finale Emilia, opera fin da subito per la distribuzione di medicinali all’interno del Centro di Accoglienza formato da 500 persone in cerca di riparo e sicurezza. Una sala operativa centrale coordina, le donne sul terreno operano misurandosi con l’assistenza agli anziani e nell’attività di pronto soccorso. Tutte le provincia dell’Emilia Romagna sono attivate: i rinforzi, in caso di necessità, sono pronti a partire. Anche la Toscana e le altre regioni vicine danno la loro disponibilità.

crocrossine impegnate in aiuto sanitario

Le Sorelle lavorano anche a Crevalcore (Bo ) e Reggiolo (Re). Giorno e notte misurandosi con difficoltà di collegamento dovute a le linee telefoniche intasate. Le scosse non danno tregua: l’attività nei centri di accoglienza è fondamentale.

Loro non possono rimediare alla devastazione ma riescono ad avvicinare chi soffre. Offrono disponibilità ma, soprattutto, capacità di ascolto che si traduce in vicinanza e condivisione . Questa è la vera essenza del loro servizio.  Non fanno cose eclatanti ma , nel più grande rispetto e riservatezza, cercano di alleviare sofferenze e fragilità umane. Tutto questo non è poca cosa neanche davanti alle gesta eroiche di soccorritori specializzati, tecnici e ingegneri.

Con questo combattono, con la voglia di chi, perdendo tanto della sua vita (o tutto), ha voglia di lasciarsi andare: alla morte, al dolore, alla rabbia, all’isolamento, alla solitudine e all’angoscia. Loro non mollano: incoraggiano, aiutano, spronano affinché una lacrima possa trasformarsi in un sorriso. Ecco come e perché, grazie a loro, il terremoto ha un nemico in più.

(nella galleria fotografica un centro di accoglienza e crocerossine a lavoro)

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