Acqua: un bene di tutti in mano ai privati

giovedì, novembre 19, 2009
di Riccardo Renda

Lacqua_e_uguale_per_tuttiPer la 26ma volta il Governo ricorre alla fiducia per approvare un decreto, impedendo di fatto il dibattito parlamentare e la valutazione degli emendamenti presentati. Ieri è stato il turno del “decreto Ronchi”, approvato alla Camera con ben 320 voti a favore e 270 contrari.
Il decreto omnibus, ribattezzato anche “salva infrazioni”, riguarda l’attuazione degli obblighi previsti da diverse normative comunitarie e non ancora recepiti nel nostro ordinamento.
Diversi gli elementi oggetto del provvedimento. Solo per citarne alcuni: lo slittamento al 30 giugno 2010 della data entro la quale varare il primo provvedimento attuativo del federalismo fiscale; norme antimafia per gli appalti sull’Expo 2015; obbligatorietà a decorrere dal 2011 dei requisiti di eco-compatibilità per elettrodomestici e lampadine; sanzioni a difesa del made in Italy;

L’aspetto su cui però si è concentrata maggiormente l’attenzione riguarda la liberalizzazione di tutti i servizi pubblici locali (con esclusione di gas, trasporto ferroviario regionale e gestione delle farmacie comunali), in particolare di quello idrico.
Il provvedimento prevede che nelle società di gestione dei servizi la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando di fatto spazio all’ingresso dei privati. La prima conseguenza sarà, quindi, l’obbligo di ricorrere alle gare per l’affidamento di tali servizi e, conseguentemente, il divieto dell’assegnazione diretta a società prevalentemente pubbliche, salvo casi eccezionali. Le concessioni attualmente in essere derivanti da assegnazioni dirette cesseranno a decorrere dal 31 dicembre 2010.

La “privatizzazione dell’acqua” ha scatenato polemiche molto dure.
Secondo le associazioni dei consumatori, la liberalizzazione peserà sulle tasche dei contribuenti, concretizzandosi in aumenti compresi tra il 30 e il 40%.
Per il Codacons: “se nel 2009 una famiglia media italiana spenderà 268 euro, considerando un consumo medio annuo di 200 metri cubi d’acqua, tra 3 anni quella stessa famiglia spenderà in media 348 euro all’anno, con un incremento di 80 euro, pari al +30%”.
Il Movimento difesa del cittadino , prospetta una realtà ancora più pesante, con aumenti di oltre il 40%, poiché “si aggiungerà la necessità dei profitti delle Spa con inevitabili conseguenze sulle tariffe”.
Anche l’Adiconsum dà parere negativo: “il privato non è garanzia di investimento: è invece certo che ci saranno tariffe più elevate”.
Cittadinanzattiva
ha promesso la raccolta di firme per in indire un referendum abrogativo: “blindando l’acqua nel decreto Ronchi, l’esecutivo ha dimostrato di essere più preoccupato di assecondare gli interessi dei gruppi industriali privati che di regolamentare un settore vitale per la società con la costituzione di una Autorità”.
Parole dure anche dall’opposizione, dal Presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino, e dal Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, che ha paventato il ricorso alla Corte Costituzionale.
Proteste più plateali dinanzi Montecitorio ad opera dei rappresentanti del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, incatenati alle transenne, richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine.

Il governo per voce del Ministro Andrea Ronchi difende la norma, precisando che con il decreto “si vogliono combattere i monopoli, le distorsioni, le inefficienze con l’obiettivo di garantire ai cittadini una qualità migliore e prezzi minori” ed evidenziandone l’obbligatorietà in quanto imposta dall’Unione Europea. Peccato il Ministro dimentichi di sottolineare come, grazie alla gestione pubblica, le tariffe italiane siano già tra le più basse d’Europa. Così come dimentichi che la normativa comunitaria sia piuttosto generica e “a maglie larghe”, per cui l’Italia avrebbe potuto adeguarsi in maniera piuttosto blanda.

Ciò che però il Ministro non può fare è fugare i dubbi e le perplessità sulla gestione di un bene primario ed essenziale per la qualità della vita e di un servizio che, coinvolgendo anche l’attività di depurazione, diviene delicatissimo nella tutela di ambiente e territorio.

testo integrale del decreto

foto: legambiente

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