Macerata: il Don Giovanni dello Sferisterio Opera Festival 2009

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Don Giovanni_D'arcangelo Concetti Papatanasiu

Ma il Don Giovanni è disperato? Ad ascoltare le parole di Lorenzo da Ponte, scritte per l’opera lirica musicata da Mozart, Don Giovanni sembrerebbe solo un tipo che si vuole divertire. Ma che vuol dire divertirsi? Se divertire, viene da dis vertere,  vuol dire cioè volgersi altrove…. uno che si diverte sempre, altrove non si volge mai e va a finire che è davvero disperato e legato a una condizione da cui non facile liberarsi.
Non può, Don Giovanni, rinunciare alla sua vita per non far affiorare la disperazione che lo muove, come ha detto Soren Kierkegaard, filosofo danese, che del personaggio ha fatto il simbolo del suo Seduttore e di un possibile stadio della vita, in cui a prevalere sono il vuoto e la disperazione, soffocati nell’incessante ricerca dell’eterno femminino.
Proprio l’opera mozartiana, il Don Giovanni, quest’anno ha fatto da anello di congiunzione a Macerata nell’ambito di Sferisterio Opera Festival 2009, tra il tema che ha caratterizzato la stagione dello scorso anno, La seduzione, e il filo conduttore di quest’anno, L’inganno. E nessuno meglio del protagonista dell’opera giocosa del compositore di Salisburgo aveva tutte le caratteristiche per fare da ponte tra le due tematiche, perché Don Giovanni è seduttore e ingannatore nello stesso tempo.
Interpretato da un Ildebrando D’Argangelo, prestante, atletico, appassionato, dalla voce potente, quest’anno il Don Giovanni maceratese ha mietuto vittime anche tra le spettatrici e gli spettatori del Teatro Lauro Rossi. Il cantante nelle vesti del seduttore più famoso della storia ha saputo unire compattezza vocale con una convincente interpretazione scenica. Bene pure Leporello, interpretato da Andrea Concetti, il fedele servo di Don Giovanni, che, un po’ riluttante e a volte con saggi consigli, segue le gesta del suo strambo padrone, che senza le donne non riesce a vivere e che, pur di perdurare nel suo stile di vita, a cui è fedele fino in fondo, se ne va poi all’inferno. I due, Ildebrando D’Argangelo e Andrea Concetti, sulla scena hanno mostrato notevole complicità e bravura, anche se vocalmente si prevede all’inverso una voce più chiara per Don Giovanni e più scura per Leporello. Padrone e servo, pur con qualche rimostranza da parte di quest’ultimo, sono stati legati nella versione teatrale maceratese da affetto, complicità, scambio di ruoli, che sembrava esulassero dal tradizionale schema servo/padrone.
In una scenografia curata da Pier Luigi Pizzi, direttore artistico di Sferisterio Opera Festival, nonché regista e costumista, l’Inferno al Lauro Rossi è stato rappresentato da sinuosi mostri, i cui corpi nudi e pallidi si impadronivano del condannato Don Giovanni, lambendolo come bianche lingue di fuoco e divorandolo.
Molte scene nella rappresentazione del Don Giovanni dello Sferisterio Opera Festival sono ruotate intorno ad un letto sfatto. Una scenografia essenziale dunque, con pareti tappezzate da specchi e con originali trovate, come quella del doppio fondo del palcoscenico, dotato di uno scivolo per scendere in basso, quasi in un piano inferiore, seppur bassissimo, un luogo in cui anche Don Giovanni si inabissa dopo aver a lungo giocato, nel momento in cui la statua della morte, ossia del padre della sedotta donna Anna, da lui ucciso, lo chiama e lo viene a prendere. Sul letto elemento centrale della scenografia hanno cantato non solo Don Giovanni e il suo fedele servo ma anche le donne, che a volte hanno mostrato una bravura incredibile dovendo tirar fuori la voce stando per lungo tempo sdraiate: così Donna Anna (Myrtò Papatanasiu), così donna Elvira (Carla Remigio).
Tra le figure femminili anche  Zerlina, impersonata a Macerata da Manuela Bisceglie, che si è distinta per la bravura e la pulizia tecnica e vocale.
Credibile anche il personaggio di Masetto, interpetrato da William Corrò.
Forse meno convincente è stato Don Ottavio (Marlin Miller).
Poco nel ruolo del Commendatore pure è sembrata la voce di Enrico Iori, personaggio che, tuttavia, le luci sapienti di Sergio Rossi hanno contribuito a rendere credibile.
Bravi i contadini, con Giuseppina Brindelli, Francesca Pacileo, Paulo Lopes Paolillo e Andrea Zaupa, allievi della Scuola dell’opera di Bologna.
Molto applauditi i cantanti, alla fine della rappresentazione e dopo l’interpretazione dei punti salienti dell’opera, quando gli interpreti ben si calavano nei personaggi con la voce e con i gesti.
Applauditissimo anche il Direttore d’orchestra, Riccardo Frizza.

Foto Tabocchini

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