Macerata: Il trionfo del Tempo e del Disinganno

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Il trionfo del Tempo e del Disinganno, l’oratorio di Georg Friedrich Händel, ha chiuso al teatro Lauro Rossi di Macerata, l’edizione dello Sferisterio Opera Festival 2009.
In una scenografia essenziale, come si addice a un oratorio barocco, composta da un salotto coperto da veli bianchi, si sono sfidati la Bellezza, il Piacere, il Tempo e il Disinganno.
Nella prima parte della rappresentazione la Bellezza e il Piacere hanno duettato, soprattutto sopra il divano, posto pressoché al centro del palco, attorniato da specchi, cornice doverosa per la Bellezza.
Nella seconda parte invece i quattro protagonisti si sono sfidati ai quattro angoli, su quattro poltrone sempre coperte ciascuna da un telo bianco.
La Bellezza, interpretata da una bionda Cristina Baggio, vestita con un lungo abito bianco, molto si è contemplata davanti alle pareti a specchio, lusingata dal Piacere, interpretato a Macerata da Alexandra Zabala, artista colombiana, fasciata da un altrettanto lungo abito nero, coperto da un soprabito di velo rosso. Ma il Tempo, interpretato da Filippo Adami, insieme al Disinganno (una Sara Allegretta con blusa e fascianti pantaloni neri) hanno ben presto iniziato a mettere in guardia la Bellezza sulla fragilità del piacere e sul veloce scorrere del tempo, che passa anche quando non sembra, per cui può ben dire: “Tu credi che sia lungi, e il Tempo è teco“.
Tempo e Disinganno cercano di illuminare la Bellezza su quale sia il Vero, che non risiede nelle cose effimere o nel piacere illusorio e ingannatore dei sensi.
Dopo un lungo travaglio interiore in cui la Bellezza è molto combattuta, tanto da dire: “Io vorrei due cori in seno: / un per darlo al pentimento, / al piacer l’altro darei, finisce che sotto l’incalzare del Tempo, bravo a mettere in guardia contro la sua possibile brevità, la Bellezza passi dal piacere dei sensi alla ricerca di ciò che non è effimero. Naturalmente nella seconda parte dell’opera il Piacere cerca ancora di sedurre la Bellezza per indurla a non abbandonarlo, cantando varie arie tra cui la celebre: “Lascia la spina, / cogli la rosa“. Ma come previsto dal libretto del Cardinale Pamphilj infine la Bellezza invita il Piacere ad andare lontano: “vola / sì lontano da me, / che del tuo vil natale / io non rammenti il quando e il come, / e di te perda la memoria e il nome. Al Piacere non resta dunque che andarsene “Come nembo che fugge col vento“.
Entusiasta il pubblico maceratese, che ha molto applaudito le protagoniste femminili a fine spettacolo e dopo i pezzi più famosi.
Bellissima anche la voce del tenore, seppure non utilizzata al meglio. Splendido il Direttore d’orchestra, il francese Guillaime Tourniaire, molto applaudito a fine spettacolo, come del resto anche applaudissimo è stato il maestro Pier Luigi Pizzi.
Gli abiti di scena su cui ci siamo soffermati invece erano stati forniti da Tombolini srl.
L’appuntamento adesso è per il prossimo anno con un tema che si legherà all’anniversario della morte dell’illustre maceratese, Padre Matteo Ricci.

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