La Perdonanza

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La manifestazione della Perdonanza dell’Aquila ha oggi raggiunto  le prime pagine e i primi titoli dei notiziari soprattutto in  relazione al mancato incontro e relativa cena fra il presidente  Berlusconi e il legato pontificio Tarcisio  Bertone. La Santa Sede  ha fatto sapere infatti di non volere che alla manifestazione religiosa si potesse sovrapporre impropriamente un contenuto politico.

Spiace personalmente che la Perdonanza abbia avuto rilievo giornalistico proprio per questo fatto: si tratta  infatti di una  delle  manifestazioni popolari più significative della nostra tradizione.

Fu descritta magistralmente da Ignazio Silone nella prefazione alla  sua “Avventura di un povero cristiano”: Silone evidenziava  la partecipazione popolare, genuina e semplice, nello spirito ancora vivo di Celestino  V, colui “che fece il gran rifiuto” secondo lo espressione dantesca, ma che in Abruzzo ha conservato un culto semplice e sentito  come si addice alla sua spiritualità.

Pietro di Morrone, eremita in fama di santità della Maiella,  fu eletto papa nel 1294 con il nome di Celestino V nella speranza che potesse sedare i contrasti fra i potenti  che agitavano la Chiesa e riportarla alla semplicità dei tempi apostolici.

Celestino V ebbe la tiaria pontificia nel 1294 a L’Aquila, solennemente, presente il re di Napoli nei cui domini era la città. In quella occasione Celestino V proclamò la Perdonanza (in seguito giubileo): tutti quelli che sinceramente si fossero pentiti dei propri peccati potevano avere il perdono  all’apertura della Porta Santa nella basilica di Collemaggio.

Poco dopo pero Celestino V, incapace di sostenere i contrasti violenti che agitavano la Chiesa, abbandonò  il soglio e fu sostituito da Bonifacio VIII, erede  di potente  famiglia. Da qui i contrasti fra le casate baronali,  gli scontri politici, il conflitto con il re di Francia che si concluse con l’oltraggio di Anagni e quindi con lo Scisma di Occidente che funestò la Chiesa per tutto il tardo medioevo, premessa dello  scisma protestante. Celestino V fu imprigionato  e morì santamente come aveva vissuto  e di lui rimase imperitura memoria fra  la sua gente.

L’idea della Perdonanza fu ripresa su scala universale da Bonifacio VIII che proclamo il primo giubileo nel 1300 a Roma: ma esso segnò più la potenza politica della Chiesa che il genuino senso del pentimento e del perdono.

La Perdonanza invece si mantenne all’Aquila nello spirito originario, al di fuori di ogni manifestazione di potenza. Gli Aquilani la celebrano ormai da 715 anni. Nel 1983  si volle aggiungere alle manifestazioni religiose già descritte da Silone, anche un corteo storico al quale partecipano tutti i comuni e le associazioni che lo desiderano.

E’ il corteo della Bolla che si tiene il 28 agosto di ogni anno e che accompagna   una giovane donna che reca la pergamena  della bolla.

In realtà una manifestazione folcloristica simile alle infinte altre che si tengono in tutta Italia: tuttavia essa non ha mai soverchiato e offuscato  il senso della festa  che è tuttora intimamente  sentito dagli Aquilani

La Perdonanza non è diventata una manifestazione per  richiamare i turisti come tante altre in Italia, : ce ne erano pochi di turisti, la festa era poco nota prima di oggi e non richiamava i titoli dei  giornali

Era sempre una festa  vera di popolo: per questo tanti cittadini  oggi  piangevano.

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