Poveri di 2° generazione

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Shi Shusi, un noto giornalista e  commentatore cinese ha coniato il termine  “poveri di 2° generazione” per indicare quei giovani cinesi laureati che, per il fatto di provenire da famiglie più povere, trovano maggiore difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro  rispetto ai loro colleghi di famiglia più agiata.

Il problema è che fino a qualche anno fa, in Cina, mancavano i laureati, i tecnici di buon livello: conseguire una laurea era cosa difficile per la selettività degli ingressi e la severità degli studi ma poi si trovava facilmente lavoro.

Attualmente invece la situazione si è fatta difficile e non solo per la crisi economica mondiale: i concorsi sono affollatissimi di giovani e assicurarsi un lavoro di buon livello diventa sempre  più difficile: anche in questo la Cina si avvicina ai modelli occidentali.

In questa situazione l’appoggio economico e sociale della famiglia diventa importantissimo, decisivo.

Un rapporto del “Quotidiano della gioventù cinese” afferma che tutti i laureati senza legami sociali o un aiuto esterno devono fare affidamento su se stessi per trovare un lavoro.

Sulla base di un sondaggio condotto in sette università cinesi dal quotidiano, il 70 per cento dei laureati ha convenuto che sono costretti  ad attingere ai bilanci delle relative  famiglie quando vanno ad affrontare le spese non piccole per cercarsi un lavoro. Per esempio, Li Feng, uno studente laureato alla Università di  Zhengzhou ha speso l’intero  reddito annuo della sua famiglia alla ricerca di un posto di lavoro nel 2009.

Tutto ciò comporta uno svantaggio per competere con i loro colleghi che provengono da famiglie più agiate.

Inoltre, il 65 per cento dei laureati dice di essere condizionato  seriamente  dalle  possibilità economiche familiare e che questo può essere di serio ostacolo ai loro sforzi per ottenere un adeguato posto di lavoro.

Il sondaggio ha anche rivelato che la maggior parte dei datori di lavoro  ammette che sono assunti più facilmente candidati laureati provenienti da famiglie più ricche, con alcune relazioni sociali in confrontato con i candidati provenienti da famiglie povere: insomma anche in Cina funziona la raccomandazione.

Tuttavia circa il 90 per cento dei laureati intervistati ha sottolineato che essi considerano la capacità personale come il fattore più importante quando si tratta di trovare un lavoro.
Alcuni governi locali hanno avviato programmi di assistenza finanziaria per gli studenti universitari provenienti da famiglie povere. Ad esempio il governo Dalian del nord-est della Cina ha istituito fondi di assistenza per aiutare gli studenti in difficoltà finanziarie stanziando oltre tre milioni di yuan all’anno.

Ma si tratta sempre di interventi settoriali, non organici: la verità è che le differenza di classe si vanno approfondendo in Cina.

Nel passato maoista tutti erano poveri: c’erano i potenti ma nemmeno essi avevano bisogno di danaro: nella Cina del boom economico fatalmente la ricchezza diventa distinzione sociale. I genitori che hanno avuto successo cercano in ogni modo di  assicurarlo anche  ai propri figli, come è nell’ordine naturale delle cose, d‘altronde.

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Un immagine impressionate di una folla di giovani che si presentano a un pubblico concorso (foto Xinua )

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