Attentato nel Beluchistan iraniano

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Un  attentato suicida, a Zahedan, nelle regioni orientali dell’Iran ha provocato oltre 40 morti e fra essi alti ufficiali dei pasdaran, la milizia islamica. L’attentato non ha però nulla  che fare con la contestazione delle elezioni e nemmeno al sistema teocratico iraniano in generale ma è opera di separatisti. E’ avvenuto infatti  nella regione del Sistan storicamente non appartenente propriamente all’Iran ma parte della regione del Beluchistan: questa è uno sconfinato territorio semi desertico in massima parte appartenente al Pakistan di cui un lembo appartiene però all’Iran. E’ abitato quindi da Beluci una etnia diversa dagli iraniani e che soprattutto sono sunniti e non sciiti oltre a un buon numero di immigrati iraniani.

Per questo i motivo è in attività nelle regione un gruppo separatista estremista sunnita denominato Jundallah (soldati di Dio) che proclama di combattere per i diritti dei sunniti in Iran. In effetti l’episodio può essere inquadrato come uno sconfinamento della guerra civile del vicino Pakistan che attualmente si combatte accanitamente nel non lontano Waziristan. 

Episodi del genere si sono verificati nel recente passato: nel settembre del 2008 furono rapiti e uccisi 15 soldati iraniani, nel maggio scorso un bomba esplose in una moschea sciita causando 15 morti fra i fedeli. Per quell’episodio furono poi impiccati alcuni  beluci giudicati responsabili del fatto.

L’attentato di oggi è avvenuto proprio nel momento in cui ufficiali iraniani si incontravano con notabili locali per raggiungere un accordo accettabile per tutti. 

Le autorità iraniane hanno invece accusato Inghilterra e USA di aver fomentato l’attacco che si dice partito dal Pakistan: pare pero, date le circostanze, una eventualità poco credibile in quanto invece gli Occidentali e le autorità Pakistane sono proprio in conflitto con i talebani di cui i Jundallah del Beluchistan possono considerarsi una variante.

Sembra più probabile invece che le autorità iraniane vogliano cogliere il pretesto per compattare gli iraniani in una comune causa nazionale indicando il nemico di sempre  l’America il “grande satana” e anche che cercano un pretesto per far fallire la trattative sul problema del nucleare sul quale si sta ormai arrivando a una stretta finale che essi difficilmente possono ancora rimandare. 

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Foto da al Arabya

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