Scienziato nucleare ucciso a Teheran

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Massoud Mohammadi, professore di fisica nucleare presso l’università di Teheran, è stato ucciso, oggi martedi 12 gennaio,  quando una bomba legata a una moto è stato attivata da un telecomando fuori dalla sua casa, nel quartiere Qeytariyeh, nel nord di Teheran.
Mohammadi è stato definito dai media iraniani  un “fedele” della rivoluzione iraniana del 1979 e che egli è stato assassinato in un atto terroristico da elementi contro-rivoluzionario in connessione con agenti sionisti.
Le autorità affermano di proteggere i propri  scienziati nucleari molto bene, ma a volte le cose sfugge di mano, che in passato i molti scienziati nucleari che volevano partecipare al progetto nucleare iraniano sono stati intimiditi, che  ci sarebbero stati  tentativi di altri assassinii  ma sempre senza successo.

In realtà è presto per sapere cosa ci sia dietro l’attentato e probabilmente non si saprà mai nulla di certo ma potrebbe essere effettivamente un avvertimento di Israele.
Israele  e gli Occidentali accusano l’Iran di cercare di nascosto di sviluppare armi atomiche. Chiedono che l’Iran accetti una  mediazione delle Nazioni Unite che rallenterebbero la capacità dell’Iran di costruire un’arma nucleare, così come a  impegnarsi in un colloquio più ampi con l’obiettivo finale di fermare il suo programma di arricchimento.
L’Iran afferma che il suo programma nucleare ha scopi pacifici e prende tempo mostrandosi ora disponibile,  ora decisa a continuare il suo programma.

Proprio ieri il generale americano Petraeus aveva cautamente avvertito che l’opzione militare è allo studio anche se si persegue comunque il colloquio politico.

Presumibilmente gli Israeliani appoggiati dagli americani attaccherebbero gli impianti nucleari iraniani  nel  momento in cui si delineasse effettivamente la possibilità che l’Iran costruisse ordigni nucleari.

L’attacco per riuscire dovrebbe  essere improvviso  e imprevedibile: se mai ci sarà, la qualcosa speriamo che non avvenga mai, avverrà quindi, in modo inatteso.

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Nella foto : Massoud Mohammadi

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