Mer. Lug 6th, 2022
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La dimostrazione contro la ambasciata di Italia è stata alquanto enfatizzata per la comunicazione, a caldo, fatta  dal  ministro Frattini: in realtà, come si vede anche dai video in rete, non c’è stato nessun vero tentativo di attaccare l’ambasciata e analoghe manifestazioni si sono  svolte anche di fronte ad altre ambasciate  occidentali. Infatti il fatto non ha avuto risonanza nè sui media iraniani, nè sui network mediorientali (come al Jazeera e al arabya). Possiamo dire  che si tratta di “ordinaria amministrazione nell’ inquieto Iran.

 

Questo non significa, però che questi fatti non abbiano una grande rilevanza politica: le autorità cercano di screditare la contestazione  facendola passare  come un fatto orchestrato dagli americani “il grande satana “, secondo la definizione di Khomeini. La cosa però non è agevole perchè la contestazione è guidata da esponenti che ebbero un posto di rilievo nella rivoluzione iraniana e furono fedeli collaboratori  di Khomeini stesso. La drammatizzazione dello scontro con l’Occidente serve allora a richiamare il senso di patriottismo che è  eccezionalmente forte in Iran (mentre è debole nel mondo arabo) e ricompattare quindi il popolo in difesa della patria in pericolo.

Il pensiero corre all’occupazione della ambasciata americana del 1980  ma si tratta di un contesto diverso Per ora l’Iran ha bisogno di tempo per completare  il suo armamento  nucleare che la metterebbe in grado di confrontarsi  veramente con l’Occidente e Israele ma difficilmente questi lo permetteranno.

L’attacco improvviso e decisivo può venire in qualsiasi momento, quando meno ce lo aspettiamo: in realtà non sappiamo a che punto siano veramente le  cose  sul piano militare al di là delle schermaglie  propagandistiche.

 

 

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