Attacco di ribelli maoisti: caduti 73 militari indiani

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Nel più grave attacco dei ribelli maoisti (detti Naxals) almeno 73 militari indiani sono stati uccisi oggi, martedì 6 aprile, in un’imboscata nella fitta jungla di Mukrana del distretto di Dantewada Chhattisgarh, uno stato dell’India centrale.
Secondo le fonti indiane l’attacco sarebbe stato portato da  circa 1000 guerriglieri Naxals contro una unita  impegnata nel pattugliamento della zona coperta dalla jungla. L’attacco ha avuto luogo quando l’ unità è entrata nella Jungla  per una operazione tra sei e le sette di mattina e sono caduti in un’imboscata tesa  dai maoisti.
L’attacco giunge due giorni dopo che i maoisti avevano innescato una mina nel distretto di Koraput Orissa, uccidendo 11 uomini del personale di sicurezza delle élite anti-Naxal.
Il 15 febbraio, 24 persone  della guardia di frontiera orientale erano stati uccisi in un attacco maoista nel loro accampamento nel quartiere del Bengala Occidentale.

Il confitto con i Naxals, a differenza di quello con i talebani, è poco noto all’opinione pubblica mondiale perché non coinvolge assetti internazionali: presentiamo un breve cenno sui Naxals riprendendo quando gia riportato a questo proposito da questo quotidiano nello scorso dicembre.

Negli anni 60 si costituì in India uno partito comunista di ispirazione maoista in alternativa a quello preesistente che aveva per riferimento Mosca. In seguito, però, all’evoluzione del partito comunista cinese guidato da Deng Xiaoping anche in india  ci si orientò verso l’abbandono di ogni prospettiva rivoluzionaria e con l’aderire a una economia capitalistica. Il partito comunista prese il governo nel Bengala e lo mantiene tuttora. Una parte però dei suoi aderenti non segui la via “revisionista” e ha iniziato dagli anni ’80 una sanguinosa guerriglia  che continua tuttora. In realtà i maosti indiani si pongono soprattutto come difensori delle minoranze tribali, cioè di quelle etnie della popolazione indiana che hanno mantenuto una propria cultura  distinta e che non ha seguito quindi l’evoluzione verso la modernità che ha caratterizzata l’india negli ultimi decenni.

In effetti la rivolta è mossa più che da una visione politica coerente, come poteva essere il marxismo di Mao, dalla disparità, corruzioni e ingiustizie in cui i più poveri e i più emarginati sono vittime che, per forza di cose, aumentano soprattutto nei momenti di sviluppo economico al quale essi non riescono ad agganciarsi.

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Dal “Times of India”: un appartenente alle forze speciali anti Naxals

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