Il cinema secondo Piovani

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lp6500Che Nicola Piovani appartenesse ai grandi della musica lo sapevamo già. Che i suoi spettacoli riuscissero ad affascinare il pubblico e a tenerlo incollato alla poltrona per ben due ore lo abbiamo compreso mercoledì 7 aprile, in occasione del concerto che il Maestro ha tenuto al teatro Tenda di Ragusa e che era inserito nel cartellone della stagione 2010 organizzata dell’Associazione “Ragusa Città Teatro” in collaborazione con il Comune di Ragusa.

Il concerto, cominciato puntualmente con mezzora di ritardo, si apre con Poeta delle ceneri, brano per pianoforte solo, scritto per la lettura ad alta voce dell’omonima poesia di Pier Paolo Pasolini. Poi è la volta di un medley “morettiano”, composto da brani tratti dalle colonne sonore scritte per La stanza del figlio, La messa è finita, Caro diario. Tutti noi, seduti sulle scomode poltroncine del teatro, chiudiamo gli occhi e sogniamo di avere accanto Giovanni/don Giulio/Nanni Moretti.

Ci svegliano le parole del Maestro: “Grazie per essere qui. Le canzoni che ascolterete stasera sono state quasi tutte scritte per il cinema. Ma a volte alle musiche piace prendersi una serata di libera uscita e presentarsi nelle tende come questa o nelle piazze e mettersi a suonare in modo teatrale. Qualcuno ha detto che tutto ciò che non passa in televisione non esiste. Io invece credo che non sia così e che questo modo teatrale, oltre ad avere un millennio alle spalle, ne avrà almeno un altro davanti a sé”.

La musica di Piovani non è solo musica per il cinema; pochi sanno che il maestro romano ha collaborato alla realizzazione di due dei più bei lavori di Fabrizio De Andrè: Non al denaro, non all’amore, né al cielo e Storia di un impiegato. La suite che segue è, appunto, composta da brani tratti da questi lavori (“Sono musiche che ho scritto tanto tempo fa e che per tanti anni non ho suonato in pubblico perché ero convinto che senza la voce di Fabrizio fossero monche. Poi mi è capitato, a una commemorazione, di accennare al pianoforte il finale di Non al denaro e ho sentito che tra il pubblico si era comunque creata una grande emozione. Per questo ho deciso di suonare questi brani anche senza le parole del poeta De Andrè, anche perché nel tempo le stesse hanno acquistato maggior valore. Credo che questo sia dovuto al fatto che, essendo Fabrizio un cantore di libertà, in questo periodo il nostro mondo si sia un po’ imbigottito. Quando le suoniamo ci sembra di respirare una boccata di aria libera”).

Si torna poi al cinema con una suite tratta dalla colonna sonora premio oscar La vita è bella, quindi è la volta di Melodia sospesa (“Tempo fa stavo scrivendo una melodia e sentivo che mi stava venendo bene, non avevo difficoltà ad andare avanti nella scrittura. Arrivato al finale, però, mi sono bloccato e non sono riuscito a concluderla. Ho pensato che questa melodia non volesse essere conclusa. Adesso questo brano si chiude con una lunga nota che resta in sospensione. Quelli che riescono ad entrare in sintonia con questo brano potranno riempirlo con tutti i contenuti che più gli stanno a cuore”) e, infine, tocca a una suite con brani (I dioscuri, Il volo di Icaro, Narciso, Eco, La vendetta degli dei) scritti ispirandosi alla mitologia greca (“Alcune di queste sono favole di estrema attualità. Narciso, ad esempio, sembra raccontare una storia dei giorni nostri. Il narcisista non è chi vuol essere amato o primeggiare, in questo caso sarebbe un vanitoso. Il narcisista cancella invece il prossimo, crede che esista solo lui”). E al termine di queste parole il quintetto esegue la sigla di Annozero. Potrebbe essere una casualità ma leggervi una presa di posizione nei confronti del nostro Presidente del Consiglio, anche alla luce della presenza di Piovani alla trasmissione di Santoro “Rai per una notte”, potrebbe essere un’interpretazione non proprio campata in aria.

Il concerto si avvia al termine, ma prima c’è spazio per altri due frammenti musicali legati ad altrettanti importanti film: Il camorrista e La voce della luna, quest’ultimo aperto dalla voce di Roberto Benigni nella scena conclusiva del film di Fellini (“Eppure io penso che se tutti facessimo un po’ di silenzio qualcosa potremmo capire”). Già, se ci fosse più silenzio massmediatico ci sarebbe meno confusione e forse riusciremmo a capire dove stiamo andando.

Poi è la volta dei bis. Ancora Caro diario, Il tango della cimice e un brano tratto da un film non ancora uscito in Italia, Le code a changé.

Le luci si accendono, la gente lascia il teatro soddisfatta per aver  riascoltato i brani scritti per il cinema, il teatro e i concerti in una veste appositamente cucita per un quintetto, brani che hanno acquistato dignità propria anche senza un supporto visivo. Durante la serata il compositore romano è riuscito a creare un’atmosfera unica, magica, aiutato in questo dall’equilibrio musicale tra il “mostro sacro” e i suoi giovani musicisti e dall’ottima miscelazione dei suoni in un teatro che abitualmente distrugge ogni speranza di ascolto “pulito”. Complimenti ai fonici per essere riusciti nel miracolo. Per tutti noi è stato come sognare di aver vissuto per due ore dentro a quei film che hanno segnato la nostra storia di uomini.

I musicisti:
Nicola Piovani, pianoforte
Marina Cesari, sax e clarinetto
Michele Rossi, violoncello e chitarra
Andrea Avena, contrabbasso
Cristian Marini,  batteria e fisarmonica.

La foto, di repertorio, è di Tommaso Le Pera.

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