Bangkok: una Tian an men thailandese?

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I soldati thailandesi, con mezzi blindati, hanno  perforato le  barricate e sono entrate nell’accampamento delle Camicie Rosse  nel quartiere commerciale di Bangkok. Ma si sono fermate  a circa un chilometro dal palco da dove i leader parlano alla folla. Nell’operazione è morto anche il giornalista italiano Fabio Polenghi colpito allo stomaco da una pallottola.

I manifestanti appaiono divisi : alcuni sembrano voler resistere ancora e combattere fino all’ultimo, altri sono  fuggiti, altri ancora si sono solo seduti per terra aspettando di vedere cosa sarebbe successo.
L’esercito si muove con cautela,  lasciano libera una via di fuga, invitano i dimostranti a sgombrare, offrendo anche mezzi di trasporto e minacciando comunque di sparare ancora: fino ad ora si cono registrati  70 morti e circa 1.700 feriti.
Sean Boonpracong, un portavoce delle camice rose a ha avvertito che questa sarà una seconda piazza Tian an men”, riferendosi alla repressione in Cina  nel 1989. In effetti le somiglianze sono impressionanti. In tutte e due i casi i dimostranti hanno occupato il posto simbolo del paese,  le autorità hanno aspettate mesi prima di intervenire. In tutte e due i casi però i manifestanti sono rimasti isolati nel resto del paese che sostanzialmente è rimasto tranquillo, qualunque fossero i suoi sentimenti verso i manifestanti.

In Tailandia inoltre la Camice Rosse hanno esitato ad accettare la proposta di nuove elezioni da tenersi a breve insistendo sulla richiesta  preventiva di  dimissioni del governo.

Si tratta  di una richiesta chiaramente irragionevole  probabilmente  dovuta anche al fatto che esse non sono affatto sicure di vincere le nuove elezioni.

Intanto l’occupazione del centro di Bangkok durata mesi ha arrecato danni incalcolabile alla fragile economia del paese che insegue il sogno non realizzato di divenire una delle tigri asiatiche  e di seguire il prodigioso boom cinese. D’altra parte in un momento di crisi mondiale come quello attuale  i sogni di sviluppo paiono destinati per il momento a restare solo sogni.
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Foto da “Banghok Post”: i carri armati in azione a Bangkok ricordano quelli  di Tian an men

1 commento

  1. I rivoltosi “camicie rosse” erano al soldo di un BerlusKones thailandese che è già stato al governo ed aveva perso le elezioni.
    Non ha accettato la sconfitta. E’ possibile che anche il Nostro non accetterà la sconfitta (se ci sarà) e armerà i suoi pretoriani contro lo Stato
    Dietro ogni rivoluzione colorata stanno sempre GLI USA

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