Mar. Ago 9th, 2022
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Per la rassegna “Altrescene”, grandi applausi domenica 24 febbraio al “Centro Zo” di Catania per “Haus” di Mario Giorgi, produzioni teatrali “Retablo”.

Un monologo originale e, per certi versi coraggioso, che scava l’anima dell’attore portandolo ad una profonda analisi introspettiva attraverso dei passaggi esistenziali intimi; riflessioni sincere sul perché di certe scelte e di certe azioni.

L’attrice non ha una casa ma ne è sempre alla continua ricerca: un attore, quello classico, in realtà non ha una casa. La sua casa è il palcoscenico, i palcoscenici in giro per le tournée con la fedele compagna, la valigia.

In questo lavoro difficile e molto efficace, la casa diventa la libertà, diventa una forma di liberazione da ogni male, compresa l’allergia che ha colpito la protagonista. La sua potrebbe sembrare allergia all’autore ma in realtà così non è: l’allergia è una forma di esplosione emotiva a livello cutaneo, un’accusa all’incapacità di se stessa, una fiamma che oltraggia il corpo come una veste che cerca di coprire nudità non volute.

Il monologo “Haus”, vincitore del premio “Città di Leonforte 2018”, da voce ad un’attrice che si confronta con il suo autore, due esseri umani nudi l’uno davanti all’altra che, svestiti dall’ipocrisia della finzione, mostrano l’anima  senza inibizioni e catene emotive.

In quella sua nudità, invece, l’attrice non sarà a suo agio: una forma di claustrofobia dello spirito l’assale facendola sentire in imbarazzo profondo tanto più che viene pure chiusa a chiave nel suo camerino dall’autore. Con uno stratagemma  riuscirà a farsi una copia di quella chiave. Uscendo liberamente da quella sorta di prigionia, griderà al mondo la gioia della libertà e troverà pure l’amore in un giovane che la va a trovare spesso in quella micro abitazione forzata.

Finzione e realtà si confondono in una danza vorticosa; la donna è in continua lotta con tutto ciò che il suo lavoro d’attrice comporta. L’autore si impone come specchio, il mezzo di osservazione per correggersi, per difendersi. Nonostante le pressioni del suo aguzzino-autore (che scoprirà non essere tale ma soltanto un supervisore assoldato da lui), lei si dichiara innamorata del suo autore, anche poco e per poco tempo (ma forse anche no).

E’ vero che per scegliere un testo l’attore, inevitabilmente, deve innamorarsi dell’autore perché nel testo c’è parte della sua anima, della sua essenza. Così, la protagonista vive le prove di questo monologo come una sorta di incubo, come profanazione del proprio corpo e della propria personalità, come una forma di limitazione grave della propria libertà.

Almeno un piccolo body color carne per coprire quelle nudità scomode ed imbarazzanti, body che un giorno arriverà accolto con la massima gioia e con quell’entusiasmo fanciullino che ci fa essere veri.

La bravissima, elegante, raffinata, istrionica attrice e regista Chiaraluce Fiorito, interpreta egregiamente la protagonista di “Haus” con grande rispetto per il personaggio. Con equilibrio ed armonia guarda in faccia il suo pubblico come se volesse trarre da esso protezione e solidarietà.

Chiaraluce Fiorito vince la sfida con il suo autore attraverso una meravigliosa “semplicità” che sulla scena è difficile mostrare e mantenere. Sembra un paradosso, un controsenso ma in realtà non lo è: mostrarsi nudi per far vedere l’anima è essere semplici e credibili. E’ essere onesti.

Scroscianti e meritatissimi applausi finali per una grandissima prova d’attrice.

La casa è il vostro corpo più grande. Vive nel sole e si addormenta nella quiete della notte; e non è senza sogni.

(Kahlil Gibran)

Fotografie di Giovanni Nicotra

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