I bambini che nascono e crescono nelle strutture di accoglienza

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Ci siamo mai chiesti come crescano i bambini che nascono all’interno di una Struttura di accoglienza in attesa di ricevere condizioni di normalità? Un centro di accoglienza non garantisce tutti gli strumenti necessari a tirare su un figlio nel miglior modo possibile come ogni nucleo familiare oggi desidererebbe; gli strumenti che possono essere offerti per rendere la nascita ed i primi anni di vita vicini alla normalità sono mezzi di assistenza sia sociale che economica che fanno parte dei servizi che per l’ appunto si occupano di trattare i nuclei familiari a livello sociale ed a livello economico poi, dunque, considerando il livello di accoglienza della struttura in questione che sia di primo o di secondo livello, si parte dal fornire dai bisogni primari come latte in polvere, prodotti igiene corpo, letterecci, alimenti da svezzamento fino al materiale scolastico e la formazione scolastica con attività estive supportate in buona percentuale dai servizi assistenziali. Ma andando aldilà della materialità citata, di certo queste creature che vengono al mondo in case famiglia che spesso logisticamente lasciano molto a desiderare proprio per l’assenza di confort adatto ad un bambino appena nato, di certo l’attenzione e la cura, l’amore e l’attaccamento affettivo che viene rivolto in merito in modo equo ed incondizionato non manca da parte dei genitori e di chi come operatori sociali ed educatori lavora a stretto contatto quotidianamente dedicando soprattutto ai più piccoli, ma non solo, anima e corpo, dedizione, energie per lasciare loro il segno nella vita che verrà. I bambini sono bambini in ogni parte e luogo del mondo, i loro diritti come doveri sono alla pari senza distinzione soprattutto se hanno passato vicende ed esperienze che poiché bambini, non dovrebbero neanche lontanamente passare ed intravedere ma, la vita è difficile e spesso crudele. I bambini che nascono e passano alcuni anni della loro giovane vita nei centri di accoglienza, sono bambini come tutti gli altri, dietro le loro pari opportunità esiste tantissimo lavoro e lotte, reti che si intersecano oggi mentre fino a ieri erano spesso strade parallele con difficili punti di tangenza. Chi discrimina e purtroppo ancora ci sono molti che lo fanno dall’esterno delle istituzioni credendo che molte di queste creature solo perché vivono situazioni non sempre adagiate possano essere oggetto di minoranza e pregiudizio; chi discrimina, dicevo, deve sapere che questi innocenti non sono lasciati all’ abbandono nelle strutture, ma, sono seguiti come è giusto che sia perché non sono figli nostri, ossia di operatori ed educatori ma, per i legami che si istaurano e per il cuore che ci si mette, è come se lo fossero anche se non tutti la pensano così ma, umanamente lo è. I bambini sono bambini e pertanto vanno educati, guidati, orientati sia che vivano esternamente che internamente a delle realtà non sempre consone ed adatte al loro status di infanti. Ci sono delle storie che necessariamente devono essere raccontate perché le missioni della vita ci portano a conoscere aspetti e variabili che non sempre vengono a galla spontaneamente, devi avere gli occhi giusti per vedere e mettere a fuoco e mi va proprio di dirlo che i bambini che vengono tirati su dentro le strutture di accoglienza, contrariamente a quanto si pensi, non sono dei pacchi privi di regole ed educazione verso cui si generalizza e domina il pregiudizio, sono bambini, esseri umani con debolezze spesso, vulnerabilità per il loro vissuto ma, che rappresentano una speranza di vita migliore, una porta verso il futuro. Questo và raccontato come tante altre meravigliose storie.

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