L’amore al tempo del Covid. Dalle videolezioni ai banchi di scuola

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RACCONTO BREVE DI MARINELLA TUMINO

Greta sorseggia un buon succo di melograno seduta sulla poltroncina in vimini nel terrazzino, volge lo sguardo fiero sulle piante fiorite e sul cielo radioso abitato da una folla di vivaci rondini che danzano libere. L’aria è tiepida.

È appena iniziato il mese di maggio, il mese in cui rose, glicine e lillà spandono per l’aria il loro delizioso profumo, mentre le api svolazzano di fiore in fiore…

“Un altro anno scolastico sta volgendo al termine, un altro anno carico di ansie e tensioni è agli sgoccioli. La pandemia ci ha letteralmente sfibrati e ora una stanchezza inesprimibile a parole si sta facendo strada”, riflette la donna mentre avvia il PC.

Ecco che la schermata di Meet pian pianino comincia a riempirsi dei volti degli studenti di quarta, ultimo anno di studi per loro che frequentano il liceo italiano di Istanbul. Volti di giovani, vittime di un periodo storico senza precedenti che li ha costretti a vivere una vita tutta nuova e da inventare, piena di ansie, paure e attese; adolescenti sottratti alla bellezza della loro “età fiorita”, come la definisce Leopardi che nei suoi ultimi versi de “Il sabato del villaggio” esorta il garzoncello scherzoso a godere pienamente dello splendore della giovinezza e a non aver fretta di crescere.

“Buongiorno, prof…eccoci! Ma quando rientriamo in classe?”, domanda rammaricata Elisa. “Non ne possiamo più!”.

“Concordo con voi, cari ragazzi. Siamo stanchi di questo andirivieni dai banchi di scuola alla DAD. Mi dispiace davvero tanto”, si esprime con amarezza Greta, poi aggiunge, “vi avevo invitati a vivere a cuore pieno la vita scolastica in presenza in questo restante ultimo mese. Negli ultimi 15 mesi, dall’inizio della pandemia ad oggi, vi siete persi troppe esperienze  e nessuno potrà restituirvele. Fra qualche mese la vita tra i banchi di scuola vi mancherà e capiterà che la nostalgia si impossesserà di voi. Vi torneranno in mente gli anni di spensieratezza, le complicità, le risate, le esperienze della quotidianità condivisa. I ricordi vi accompagneranno fino a quando giovani non sarete più, ve lo garantisco!”.

“Una cosa è certa”, interviene Sena, “abbiamo imparato a rinunciare a parecchie cose belle come abbracciarci, prenderci per mano, sfiorarci il viso con una carezza…e poi abbiamo perso l’opportunità di fare tante attività interessanti e in particolare le gite scolastiche. Ma ci pensate, ragazzi, che siamo quegli sfigati che non hanno potuto fare la mitica gita di fine liceo a causa della pandemia?”, subito le si arrossiscono gli occhi che presto si riempiono di lucciconi.

“Speriamo di poter tornare a scuola almeno per l’ultima settimana e poter correre felici nel piazzale e magari farci i gavettoni”, l’allegro Eugenio dice la sua con enfasi.

“Mentre parlavate, ho cominciato a scorrere l’album dei ricordi di questi 4 anni trascorsi insieme. Istanbul è un pezzo di cuore per me, così come questo liceo in cui ho vissuto momenti unici resi ancora più speciali dalle amicizie che si sono cementate nel tempo. Manca davvero poco alla fine. A volte, non ci si rende conto di quanto scorra velocemente il tempo. Sembra ieri che abbiamo iniziato a frequentare la prima superiore e pensavamo che il tempo a scuola sarebbe stato infinito, invece non abbiamo realizzato che questi anni sarebbero arrivati a una fine”.

“Certo che così mi state facendo commuovere”, piagnucola Leila. “Mi mancherà tutto di questi anni e della scuola, anche il suono della campanella!”.

“Dai, ragazzi! Cogliamo l’attimo ed esprimiamo tutto quello che ci passa per la testa e attraversa il cuore, come vi ho insegnato io. E se avete bisogno di piangere, di commuovervi, di ridere, fatelo pure!”.

“Grazie, prof! Lei è stata per noi una gemma preziosa, un immenso dono di Allah”, sorride grata Pinar.

“E voi lo siete stati per me”, Greta trattiene a stento le lacrime. “Vi porterò nel mio cuore sempre per sempre, ricordatevelo!”, poi aggiunge incuriosita, “e tu, Roby, che sorridi sorniona, a cosa stai pensando? All’elaborato da ultimare?”.

“No prof., ecco… ecco, c’è di più!”, la giovane risponde un po’ impacciata, come se fosse stata colta in flagrante, “a dire il vero ho… ehm… abbiamo… una novità, una bella notizia da condividere con lei e con tutta la classe”.

“Abbiamo?”, chiede perplessa Simona.

Per un attimo pare che la connessione si sia bloccata: i volti degli studenti sembrano simultaneamente paralizzati dal desiderio di sapere. Roberta è una ragazza di origini calabresi, molto timida e riservata. In quegli anni a Istanbul e al liceo ha imparato ad aprirsi con gli altri, seppur con molta discrezione e in punta di piedi.

“Bene, volevo condividere con voi dei versi della poetessa Piera Oppezzo che lei, professoressa, ci ha fatto conoscere e apprezzare. È stata ed è una grande Maestra delle parole. I suoiversi guardano dritto nell’abisso…

Ti amo, per le infinite
strade del mondo,
per i 
giorni di pioggia
e l’accendersi lento del sole:
tutte 
cose che vedo ricordandoti.

Ma, soprattutto, ti amo
per la tua consapevole vita

Ho voluto condividere questa poesia tratta dalla sua raccolta “Amore” per annunciarvi che io e Fatih ci siamo messi insieme! “.

Ed ecco un’esplosione di urla, di Hurrà, di Bravi, di Complimenti e di E chi l’avrebbe mai detto?

“Ma che notizia fantastica! Non potevi condividerne una migliore… adesso però ci hai incuriositi. Ma, a proposito, non eravate ai ferri corti qualche tempo fa?”, chiede Greta.

“Grazie per il vostro affetto”, interviene Fatih un po’ turbato. “Sì è vero, non siamo mai andati molto d’accordo per divergenze di idee o forse perché siamo troppo simili, però ci siamo “scoperti” proprio a inizio pandemia, quando abbiamo cominciato a fare le video lezioni e abbiamo dato vita a delle chat lunghissime in cui ci siamo confidati, raccontati e… niente… ecco, ci siamo innamorati!”

“Sono incantata! Evviva l’amore e la multiculturalità. Grazie per l’annuncio pubblico. Immagino vi sia costato farlo, conoscendovi…”, sono le parole di entusiasmo della professoressa.

“Devo ammettere che il lockdown di inizio anno scolastico e la DAD sono stati per noi “galeotti”, l’occasione per conoscerci a fondo, per apprezzarci, per innamorarci, tuttavia ci piacerebbe davvero rientrare in classe e gustare tra i banchi questo nuovo legame ma anche e soprattutto per vivere con il resto della classe i fatidici ultimi giorni di liceo …”

“Abbiate fiducia, sento che prima degli esami rientreremo, seppur per pochi giorni, e ci abbracceremo e sorrideremo con gli occhi. La scuola è studio, conoscenza, cultura, apprendimento dei saperi, ma è anche educazione, teatro di crescita civile e di cittadinanza; è luogo in cui nascono e crescono affetti, sentimenti e si affermano le prime amicizie, che, in molti casi, resteranno per tutta la vita. Quella che abbiamo vissuto oggi è la scuola che piace tanto a me, miei carissimi ragazzi, quella della condivisione della bellezza e dell’incanto e oggi ci siamo donati reciprocamente tante belle emozioni, aggiungendo altri preziosi tasselli alla nostra crescita umana… E il naufragar m’è dolce in questo mar…” .

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