Il dramma di Saman Abbas

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Il caso dell’assassinio (almeno cosi pare) della giovane Saman Abbas di origine pakistana da parte dei suoi stessi familiari ha provocato unanime commozione e soprattutto unanime indignazione e ancora scatenato accese polemiche. C’è chi ha colto l’occasione per ribadire l’insofferenza all’immigrazione, chi ha ribadito che l’islam è inconciliabile con la nostra civiltà e chi, sostenitore del multiculturalismo e dell’integrazione, ha cercato con molto imbarazzo di interpretare il caso come un’eccezione ché anche da noi ci sono tanti femminicidi.

Al di là delle semplificazioni, delle letture strumentali cerchiamo di capire i termini di questa terribile tragedia.

Innanzitutto il caso è stato presentato come il rifiuto di un matrimonio combinato ma questo è solo l’elemento scatenante di una situazione ben più complessa.

La scelta di un fidanzato italiano comporta per una ragazza anche rapporti sessuali prematrimoniali che ormai sono la regola nel mostra mondo. Ma questo fatto viene visto come la perdita di onore non solo della ragazza ma di tutto la famiglia. La scelta poi del matrimonio combinato significa anche la rottura di una tradizione secolare, praticamente di sempre. Nel complesso, quindi, Saman ha rinnegato la tradizionale cultura della sua famiglia per abbracciare quella occidentale. La famiglia si sente allora tradita, disonorata anche, e reagisce con inaudita violenza anche in mancanza di un’autorità pubblica che possa fare giustizia.

Questi schematicamente i fatti, vediamo di valutarli.

Il problema più discusso è il rapporto con l’islam. Alcuni giustamente fanno notare che il matrimonio combinato (come l’infibulazione, e altri usi) non sono propriamente prescritte dal corano. E’ vero tuttavia in fondo questo è un semplice cavillo: occorre invece esaminare il rapporto fra usi e Islam. In linea generale l’islam, come ogni religione, in parte determina ma in massima parte semplicemente recepisce e sancisce il costume dell’ambiente nel quale è nata e si è diffusa. La condiziona di sottomissione della donna, della verginità prematrimoniale, del matrimonio deciso dalla famiglia erano presenti già nell’ambiente di diffusione dell’islam e quindi sono state recepiti dall’islam stesso. Diciamo più esattamente che questi principi erano unanimemente presenti in tutte le culture fino a qualche generazione fa, anche nella nostra. Fino all’800 anche da noi i matrimoni erano decisi dalle famiglie e si riteneva del tutto inappropriato che dei ragazzi e soprattutto delle giovanissime ragazze fossero in grado di scegliere. Il matrimonio era la continuazione della famiglia e pertanto era un affare di famiglia, non individuale. Si ricordi ad esempio “I rusteghi ” del Goldoni in cui il problema era la possibilità che almeno giovani si vedessero una volta prima delle nozze. Così il fatto che i mariti potessero picchiare le mogli era un uso generalmente accettato nelle classi popolari. Anche la verginità prematrimoniali era un requisito essenziale per un sano matrimonio. Cosi le nostre leggi ammettevano in sostanza il delitto di onore, a volte anche da parte dei genitori della donna (si ricordi la baronessa di Carini).

E’ vero pero che le religioni santificando certo principi, li cristallizzano rendendone oltremodo difficile il superamento.

Ora il cristianesimo si è adeguato abbastanza a una società più libera e diversa ma noterei che certi principi, in modo particolare per l’etica sessuale, vengono mantenuti dalla chiesa anche se in pratica i fedeli stessi non li rispettano più (rapporti prematrimoniali, metodi anti concezionali, divorzi).

Per l’islam l’adattamento è più difficile perché mentre il cristianesimo è sostanzialmente una ascesi a Dio. L’islam invece è soprattutto una serie di regole che pervadono tutto i rapporti umani. Tuttavia esiste anche un islam moderato che si sforza di conciliarsi con il mondo occidentale.

Diciamo quindi che si tratta di uno scontro fra il passato, rappresentato nel caso specifico da islamici, e il presente del nostro mondo.

Ora gli immigrati di qualunque cultura tendono sempre a conservare la propria integralmente in un mondo alieno così come è sempre stato. Le nuove generazioni, però, vissute ed educate nel mondo alieno si trovano in bilico fra quel mondo e quello dei genitori. Il conflitto naturale padre-figli adolescenti assume allora contorni drammatici. Non è facile per i figli rinnegare i genitori e non è facile per i genitori accettare figli ormai alieni. Diciamo che questo è un problema che hanno tutti gli immigrati. Naturalmente se le differenze culturali sono poche, ad esempio per gli immigrati dell’est europeo e gli italiani in Europa e in America, il problema è superabile senza grosse difficoltà ma diventa drammatico per quelle comunità che hanno tradizione del tutto diverse.

Tutto questo però non giustifica  in nessun modo l’assassinio di un figlio, un fatto terribile e inaccettabile per qualunque cultura, contrario alla natura propria della genitorialità. È triste vedere figli che seguono strade diverse da quelle che riteniamo quelle giuste ma niente può giustificare una violenza cosi inumana.

In ogni caso si possono seguire tutte le culture che si vogliono ma sempre nel rispetto delle nostre leggi. Non è vietato il matrimonio combinato dalla famiglia ma è vietato costringere qualcuno a sposarsi: secondo le nostre leggi occorre sempre e comunque il libero assenso di ambedue i contraenti.

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