La dimensione poetica della mia infanzia

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Mi capita spesso di rifugiarmi nella dimensione poetica della mia infanzia. Ci sono posti che diventano luoghi dell’anima, ma quelli dell’infanzia lo sono a prescindere perché la sua eco si riverbera per tutta la vita. Anche i sapori e gli odori sono irrimediabilmente ben custoditi nella memoria del tempo. Immergersi là dove si era stati e ripercorrere le proprie tracce a occhi chiusi in maniera ipnotica è più facile quando alle immagini si mescolano odori e sapori. Del resto, il cibo lascia lo stesso prepotente imprinting dei luoghi: nella vita si ricercano gli alimenti amati da piccoli, fragranze, aromi, profumi che nutrono non solo il corpo ma anche l’anima.

Mi piace condividere il tutto con i miei figli e, spesso, anche con le mie nipoti. Curiosi e attenti ascoltano i miei racconti…

Per le vacanze estive si andava in campagna, a pochi chilometri da Ragusa, oggi zona residenziale della città. Apparteneva ai miei nonni e ai prozii materni. Vi era una casetta, piccolissima tenuta rurale storica risalente al 1908 (la data era incisa sulla trave sopra il portone). Si apriva con una chiave in ferro battuto di grosse dimensioni e solo inserirla nella toppa era come accedere negli angoli più acuti della propria intimità.

Mi piaceva quando zia Rosa preparava da mangiare. Metteva la pentola con l’acqua da riscaldare sulla tannura, focolare in pietra, posto a lato del forno in pietra che si accendeva almeno una volta a settimana per preparare il pane e le focacce. Accanto alla tannura vi era pure la tuccena, il piano in pietra calcarea sul quale erano disposti i vari suppellettili da cucina come cucchiai, mestoli, stoviglie di cui conservo gelosamente alcuni campioni.

Sull’ampio cortile, addossati alla casetta un sedile e un tavolo in pietra posti all’ombra di un albero di prugne che mi sembrava enorme visto dal basso dei miei 8/9 anni, in un angolo vi era la coltivazione di erbe aromatiche dal consistente profumo.

Quanta spensieratezza! E’ lì che ho imparato ad andare in bici, grazie alla pazienza e al supporto del mio papà. E’ lì che mi immedesimavo nelle storie raccontate dalle vicine di casa, adolescenti che confabulavano con mia sorella e allora la mia fantasia si sbizzarriva divertita.

Tra i ricordi belli ci sono pure i giorni trascorsi nella campagna degli zii paterni, a pochi chilometri dal mare, dove ci ritrovavamo con i cugini. Era tutto un fermento di giochi, di lunghe e interminabili passeggiate in bici. Dormivamo in una grande camera trasformata a mo’ di ostello con tanti letti e lì, in piena complicità, tra risate e scherzi, nonostante la stanchezza delle varie e intense avventure giornaliere, cercavamo di conciliare il sonno che si attardava.

Ricordo quando nelle giornate nitide, nell’ora dorata che annunciava il tramonto, correvamo in terrazza per ammirare lontana, all’orizzonte, con i contorni un po’ sbiaditi l’isola di Malta, mentre tutt’attorno i colori della campagna, contrassegnata dai muretti a secco, assumevano meravigliose tonalità di giallo, arancio e rosso. Ancora oggi, con i miei cugini rispolveriamo ricordi, rievochiamo eventi e sorridiamo per ciò che eravamo, per la gioia che vestivamo… Quanta acqua è passata sotto i ponti?

Sento ancora l’odore del pane, delle focacce e delle patate cucinate nel forno in pietra che ho dolcemente rinominato “patate dell’infanzia” quando ho cominciato a proporle ai miei figli.

Spesso gusto la “pasta con i tenerumi”, tipicamente estiva; ormai la cucino io stessa anche se il sapore non mi pare sia uguale …

Sento il profumo del gelsomino che mettevamo sul comodino la sera prima di andare a dormire per allontanare le zanzare invadenti.

Tante cose sono cambiate da allora, molte persone care non ci sono più…

Per i miei figli alcune di loro sono solo visi impressi nelle foto, protagonisti di alcuni aneddoti che li attira e incuriosisce. Mi dispiace tanto che le loro vite non si siano incrociate o, se è avvenuto, solo per pochissimo tempo (troppo breve per essere ricordato!) e, sebbene io sia consapevole del fatto che passato e futuro non potranno mai incrociarsi, fatico all’idea che ciò non possa accadere e forse è questo il motivo per cui, a cavallo delle mie memorie più care, senza le quali mi sentirei misera orfana in cerca di futuro, non mi stanco di raccontare o di condurli nei luoghi a me cari perché possano “rivivere” quella dimensione poetica (intreccio sapiente di luoghi, protagonisti, sapori e odori). Sono convinta che nei luoghi nessuno può morire completamente e neanche una merenda, una pedalata, un abbraccio possono del tutto scomparire. Quei posti rimarranno magici perché il tempo, che sembra fermo, ha accolto la nostra infanzia come una “favola” da cui attingere sempre per ritrovare antichi sapori e rivedere anche l’invisibile. Proprio ripercorrendo quegli spazi incantati, spero che venga restituita un po’della mia infanzia all’ essenza dei miei figli e che l’ispirazione mi permetta di scrivere per fermare il tempo, quel tempo, e poter, così, ancora ritornare, ritrovarsi, rifiorire…

(La foto è di Antonella Occhipinti)

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