Si riaprono le porte delle Comunità di accoglienza sul territorio Alto Atesino

Print Friendly, PDF & Email


Dopo un lunghissimo e travagliato momento di vita e malessere sanitario che ha investito il mondo intero ed anche la nostra Italia, ad oggi non ancora guarito è risolto, si riaprono le accoglienze all’interno delle comunità e case famiglia sul territorio alto atesino.Le Strutture di accoglienza che avevano raggiunto un blocco di chiusura per l’ accogliere nuclei, singoli e minori non accompagnati, oggi riaccolgono e si riaprono così nuove possibilità di integrare e concedere una possibilità di collocazione territoriale a chi ha vissuto nella speranza di migliorare dignitosamente la propria esistenza lasciando il proprio paese natio fuggendo e mettendosi così in salvo.Si spera ovviamente che questa possibilità di salvezza possa essere concessa al numero più alto possibile del popolo Afgano nello specifico attuale che ogni attimo che passa vede sotto i propri occhi la vita sfuggire sotto mano senza poter fare molto per mutarne la situazione.Le porte delle comunità che si riaprono sul territorio alto atesino vedono la collocazione di nuclei che erano per lo più all’ interno dello stesso territorio ma in strutture di prima accoglienza o addirittura in temporanei luoghi di alloggio in attesa di risolvere la questione documentale in primis per poi tutto il resto.Esistono molte priorità nel momento in cui si accolgono in una struttura/comunità nuovi componenti soprattutto se si tratta di nuclei con bambini.Bisogna pensare ai loto bisogni primari, dare loro un alloggio dove dormire e soddisfare i bisogni igienico sanitario, cercare di creare un minimo di scambio linguistico con gli stessi per dare loro una possibilità di relazione, pensare ai bambini ed alla loro età per finalizzarli ad un’ iscrizione scolastica; chiaramente necessità curare l’aspetto burocratico relativo ai documenti e poi tendere a creare una più stretta rete coi servizi sociali che prenderanno in carico questi nuclei o singoli per occuparsi dell’aspetto lavorativo e della formazione.La vita all’ interno di un Centro di accoglienza non è di certo una vita normale e sana ma sicuramente spesso salva dalla strada e dalle condizioni più problematiche di chi un tetto non lo ha.Sono in tanti e sempre più a non avere un tetto sopra la testa.Il Centro è solo transitorio anche se in molte situazioni lo si interpreta come permanente ma la vulnerabilità può anche riuscire a distorcere la realtà ed a far vedere le cose come non sono.La verità è che bisogna dare un senso alla sofferenza ed ai sacrifici che si celano dietro ad un Viaggio di speranza quindi arenarsi non porta bene a nessuno, l’unico modo per dare un senso è vedere ciò che sta avanti a noi, cioè l’obbiettivo e raggiungerlo sfruttando al meglio gli strumenti a disposizione da subito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *