Dom. Nov 27th, 2022
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Cresce e cresce il numero delle vittime di sesso femminile. Partner gelosi, mariti rabbiosi, uomini iracondi che scagliano la loro rabbia e frustrazione contro le proprie compagne. Violenza fisica, sessuale, psicologica, economica e stalking. Questo è quanto le donne subiscono e alla fine l’epilogo per molte di loro è un dramma infinto, spesso sottovalutato.

Il Presidente del Senato della Repubblica, Elisabetta Casellati, ha posto l’accento sulla differenza tra omicidio e femminicidio: “I femminicidi non sono omicidi qualsiasi: sono donne uccise in quanto donne, vittime di una violenza che si nutre di ignoranza, pregiudizi e omertà”. Parole forti, che hanno un senso o per lo meno lo hanno per le donne. Tutte le donne, sia per chi ha vissuto l’inferno e sia per chi ha solo ascoltato, assistito o semplicemente è aggiornato sui fatti di cronaca.  

Nel 2020 le donne vittime di violenza durante l’emergenza sanitaria globale sono state costrette a convivere con il proprio carnefice e il numero 1522 del controviolenza, purtroppo non smetteva di squillare. Non avevano una via di fuga, un aiuto se non chiamare ed avere uno spiraglio di luce. I dati parlano chiaro +176% ad aprile 2020 rispetto ad aprile 2019, una percentuale che rimane quasi del tutto invariata anche nel mese di maggio 2020.

Nel 2021 la situazione non cambia. Gli omicidi diminuiscono del 2% ma aumentano i femminicidi del 6%. 86 le donne uccise in ambito familiare e, di queste 86, 60 uccise dal proprio partner o ex.

Il 25 novembre è una data importante e non è una coincidenza che la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e sul femminicidio venga celebrata questo giorno. Infatti il 25 novembre ricorre l’anniversario dell’assassinio delle sorelle Mirabal, tre coraggiose donne rivoluzionarie, che furono massacrate nel 1960, nella Repubblica Dominicana, mentre si stavano recando a far visita ai loro mariti in prigione. I mariti erano detenuti politici perché, come le proprie mogli erano oppositori del regime. In questo frangente furono bloccate e rapite sulla strada da agenti del Servizio di informazione. Portate in un luogo nascosto nelle vicinanze furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente. Nel 1981, durante il primo incontro femminista latinoamericano e caraibico a Bogotà, in Colombia, fu deciso di celebrare il 25 novembre come la Giornata internazionale della violenza contro le donne.

Un dramma che coinvolge tutte, adolescenti, donne mature e anziane che non possono vivere nella società contemporanea ancora sottomesse, nel terrore e nel silenzio. Non possono non essere aiutate. Devono urlare, far sentire il proprio dolore ma non deve essere una via unilaterale, hanno bisogno di feedback, di aiuto, di sostegno, di essere ascoltate e comprese. Ci sono tante associazioni che si occupano di questo delicatissimo argomento quindi chiedere conforto, protezione, non vuol dire essere deboli ma essere insieme ad altre donne, creare coesione e forza quando tutto intorno è una nuvola nera di pregiudizi e di ignoranza (per riprendere le parole del Presidente Casellati). Raccontare la violenza, non è una vergogna bensì un’occasione di comprensione e un impegno per sconfiggerla insieme

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