Mar. Mag 17th, 2022
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Fra i motivi dichiarati da Putin per quella che egli denominava Operazione Militare Speciale vi era quella di denazificare l’Ucraina.

Ma noi occidentali ci meravigliammo; ma chi mai ha pensato all’Ucraina come un paese nazista. In effetti in Ucraina ci sono movimenti che potremmo definire nazisti ma il loro peso politico non è tanto grande da poter definire il governo o il paese come nazista. 

Un cenno storico è indispensabile.

Le parole vengono usate in molti significati diversi e certamente Putin nel parlare di nazismo degli ucraini non voleva certo riferirsi a quello proprio che esaltava la superiorità germanica ma a un movimento che adottava analoghi principi mettendo al posto dei Tedeschi gli Ucraini.

Nel 1917, con lo scoppio della rivoluzione russa, la parte dell’Ucraina che aveva sempre fatto parte dell’impero zarista, dalla metà del 600, costituitasi in repubblica, formò insieme ad altre (in tutto furono poi quattordici) l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS)

Un’altra parte che ha come centro L’viv (in russo l’vov, in italiano Leopoli) fino al 1918 aveva fatto parte dell’impero austro-ungarico: quando questo si dissolse fu occupata dalla Polonia della quale aveva fatto parte fino alla fine del ‘700. Infatti a L’viv c’è una cattedrale greco cattolica (che noi chiamiamo uniate) degli Ucraini, un grande cattedrale cattolica romana dei Polacchi oltre a tante bellissime chiese Praslava (che noi chiamiamo ortodosse). A l’viv la gente conosce spesso anche il polacco.
Nel 1918 la Polonia fu presa anche essa dalla sconsiderata febbre nazionalista e cercava di ricostruire il grande regno di Polonia del 600 fino a occupare perfino la capitale della Lituania, Vilnius, perché un tempo faceva parte di quel regno. In questa situazione Stephan (pronuncia Stepan) Bandera fu il principale esponente politico che lottò contro la Polonia come occupante e fu pure condannato per un attentato. Quando arrivarono i tedeschi li accolse nella speranza di creare un’Ucraina unita e indipendente e collaborò nella caccia agli ebrei e anche fu accusato di aver fatto una specie di pulizia etnica dei polacchi che da secoli vi risiedevano (l’accusa è forse esagerata).
Non credo che il nazismo di Bandera fosse solo strumentale per ingraziarsi i Tedeschi: condivideva quel nazionalismo vicino al razzismo proprio del nazismo che esaltava la proprio razza.
Certo, i rapporti con i tedeschi non furono facili, fu arrestato perché i tedeschi volevano il Lebensraum (spazio vitale), asservire gli slavi e non certo una Ucraina indipendente.
Solo una parte degli ucraini, difficilmente quantificabile, seguì Bandera ma la maggioranza si battè insieme ai Russi e alle altre etnie dell’URSS, eroicamente, contro gli invasori germanici. Ricordiamo che Krusciov, commissario politico di Stalingrado, era un ucraino. Fenomeni del genere furono comuni un po’ in tutta l’URSS in cui una parte delle minoranze si appoggiò ai tedeschi e un‘altra, più realistica, li combatté accanitamente, ad esempio i tatari (noi diciamo tartari) di Crimea.
Attualmente Bandera viene considerato un eroe nazionale (da una parte non da tutti) non per aver perseguitato ebrei (cosa comune nell’Ucraina del tempo) ma come paladino della indipendenza della Ucraina dai Polacchi e dai Russi.

Accade pure che i russi chiamino come un insulto gli ucraini “Bandera”, come sinonimo di razzisti, nazisti.

Ma il problema è che gruppi moderni come Svoboda, Azov, Pravyj Sektor si richiamano a ideologie nazional razziste e quindi vengono definite naziste (o fasciste).

Fra questi il Pravyj Sektor (settore destro), un’organizzazione paramilitare fortemente anti russa tanto che ha combattuto anche in Cecenia al fianco dei ribelli e dichiara di voler distruggere il dualismo politico russo americano che si sarebbero di fatto spartito il mondo. Si richiamano a Bandera, spesso anche a Mussolini. Hanno avuto anche parte importante nei fatti di Maidan del 2014. Vi è anche il famigerato battaglione Azov, con ideologie simile che si è distinto, pare con atti di ferocia, nella repressione dei ribelli del Donbass, si è asserragliato nelle acciaierie di Mariupol, pronti a difenderla fino all’ultimo, nella impossibilita anche di arrendersi ai Russi che comunque non li risparmierebbero (si riconoscono da certi tatuaggi).

In realtà però questi gruppi hanno avuto un successo limitato alle elezioni giungendo al massimo al 10% in totale. Quindi niente di diverso da fenomeni simili di rigurgiti fascisti presenti un po’ dappertutto sia nelle democrazie occidentali sia nella stessa Russia. Tuttavia tali movimenti hanno avuto un peso notevole nei moti di Maidan del 2014, e poi nella repressione della rivolta del Donbass e non sono isolati come avviene in altri paesi come l’Italia.

Tuttavia, a prescindere da queste frange, il nazionalismo ucraino è fortissimo, esasperato ora dall’aggressione russa che ha avuto quindi l’effetto contrario di quello sperato da Putin.

Conosco l’Ucraina da più di 20 anni e mi ha sempre colpito il forte senso nazionalista, ormai inesistente da fra noi occidentali. Sentivo sempre parlare dei Russi come il male radicale a cui sempre risalire: se gli stipendi non vengono pagati, se le strade sono rotte, anche se piove fuori stagione pare che la colpa sia sempre dei russi: inutile dire loro che poi da 30 anni non vi sono i russi e che l’URSS è stata guidata per 30 anni da Ucraini (Kruscev e Breznev).

E infatti stanno combattendo con grandissimo valore un po’ dappertutto, e tutti gridano Slava Ukraini! (gloria all’ucraina) e si risponde Herojam slava! (gloria agli eroi.. Sono modi di dire che colpiscono perché ricordano il nazionalismo imperante anche da noi fino alla fine della II Guerra Mondiale.

D’altra parte gli ucraini sono quelli che come Russi hanno resistito a Karkov e Stalingrado sconfiggendo i tedeschi, quelli che hanno resistito a Napoleone costringendolo alla fuga, che a Poltava hanno abbattuto la potenza della Svezia, che come cosacchi hanno resistito ai Polacchi e ai Tatari Nelle scuole ucraine i ragazzi ripetono le danze e i malinconici canti dei cosacchi, molto suggestivi, devo dire.
No, gli ucraini non combattono per l’Occidente, e nemmeno per la democrazia: combattono per l’Ucraina. 

I nazionalismi, quando esplodono, non si fermano più e si diffondono come un incendio, pericolo estremo che può estendersi a tutta l’ex URSS come avvenuto nella ex Jugoslavia con conseguenze catastrofiche.
Le tragedie immani delle due guerre mondiali ci hanno insegnato che conquistare (liberare) dei lembi di terra implica tragedie immani, assolutamente sproporzionate.
Noi abbiamo avuto 600.000 morti e forse un milione di invalidi e sofferenze inaudite per liberare Trento e Trieste che magari non stavano poi tanto male anche con l’Austria. Avrebbe potuto esserci un compromesso, sul tipo dell’autonomia che noi abbiamo dato al Tirolo meridionale (Alto Adige, diciamo noi).
Ma la vera causa del nostro ingresso in guerra non fu tanto la esigenza di liberare Trento e Trieste quanto la ondata di nazionalismo che travolse l’Italia (e tutta Europa) e che costrinse il parlamento riluttante a dichiarare la guerra.
La follia che prende il posto della ragione.

Io penso che ogni guerra è male ma non tutti i mali, purtroppo, sono evitabili.

A Karkov, nella II Guerra Mondiale, ci furono quattro battaglie con forse mezzo milione di morti, ma la guerra era inevitabile di fronte alla pretesa folle del nazismo di sterminare o asservire gli slavi. Ma la odierna battaglia di Karkov (diventata ora Karkiv) mi pare inutile: con un po’ di ragionevolezza la si potrebbe evitare, appena che le parti fossero disponibili ad un compromesso al quale sostanzialmente si arriverà comunque.
Perché non arrivarci ora che dopo un’altra infinita di tragedie?
Se poi le parti vogliono vincere, qualcuno pure vincerà alla fine: ma si può dire vittoria quella che si consegue con immani tragedie?
Il problema è che quando esplodono i nazionalismi, la ragionevolezza sparisce.

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