Mer. Lug 6th, 2022
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Dio ha le basette e ascolta Frank Zappa” in scena sabato e domenica 14 e 15 maggio 2022 al Teatro Musco di Catania è tratto dal romanzo dei ragusani Salvo Giorgio e Leonardo Migliore, nell’adattamento firmato e diretto da Giampaolo Romania. Lo spettacolo, prodotto dall’associazione culturale Progetto Teatrando, è interpretato da Giuseppe Parisi, Marco Fontanarosa, Verdiana Barbagallo, Elisa Franco e Anita Indigeno. Le musiche sono a cura di Giampaolo Romania in collaborazione con gli studenti del corso di musica elettronica del conservatorio “Bellini” di Catania. Scene di Salvo Mangiagli e costumi di Isabella Sturniolo. “Due sognatori impenitenti che hanno ceduto alla dolce lusinga della fuga e al delitto perfetto oppure due Titanic in carne ed ossa in attesa del fatale iceberg? Almeno quel benedetto genovese aveva scoperto l’America: nel caso di Mick e Rock, i due protagonisti, invece, era stata l’America a scoprire loro. Cosa pensereste se, in uno sperduto bar della Louisiana, tra inconfondibili odori di spezie e di vite allo sbando, vi stringesse la mano uno dei vostri idoli musicali morto anni prima? Probabilmente lo attribuireste alla cattiva qualità dell’alcool che state bevendo.Non così per Mick e Rock, che, pure, all’alcool sono ben abituati. La vicenda viene costruita in un meccanismo circolare dove, ad un certo punto, si perde il confine fra spazio e tempo ed è per questo che quasi si abbandona il simbolismo del sentirsi in gabbia e impotenti, tutt’altro; puoi passare in un attimo dagli irripetibili scenari del Grand Canyon ai fetidi slums di Los Angeles; dove, come in ogni luogo, lo splendore può ballare un osceno fandango con l’orrore; dove per assurdo ci si puo’ sentire perfino accolti e a casa. Dietro tutto ciò – conclude il regista – le suggestioni musicali della tua giovinezza sono sempre lì ad indicarti una strada che devi avere solo il coraggio di intraprendere. C’è sempre una Ragione per Credere. E mille altre Ragioni per Attendere. Il problema è che la società perdona spesso i criminali, ma mai i sognatori: razza pericolosa, in grado di proporre idee sufficientemente folli da costituire una reale minaccia di cambiamento”.

Foto Dino Stornello

La mise en place propone uno scenario contemporaneo che richiama i tratti del realismo sporco in cui i dialoghi e le interpretazioni restano sobri e irriverenti per tutta la rappresentazione, in una sfida alla vita contestualizzata in modo surreale, dissacrante e a momenti grottesco. Le citazioni al Bukowski, non a caso, ne enfatizzano i contenuti e il sentimento con cui i due protagonisti, Mick e Rock, antagonisti dell’ essere umano allo stesso tempo, approcciano al desiderio recognito di svolta: quel sogno disilluso inseguito in modo ricorsivo dal mito della strada in una corsa frenetica all’ evasione. Come se spostarsi di luogo in luogo, stabilendo un punto preciso di partenza, la 405 in direzione San Diego, in cui le circostanze hanno preso esse stesse le distanze dai personaggi in un senso di totale abbandono e spostando di volta in volta la meta, dia loro una possibilità di salvezza non volutamente intrapresa e in un destino già scritto. Una volontà al cambiamento penalizzata dallo stile anticonformista di vita e nessun monito per questo; anzi, lasciando spazio al libero arbitrio per i propri sogni e i propri ideali consapevoli o forse no, di cosa ci si possa aspettare alla fine. Dinamiche e ricche di espressività le interpretazioni delle tre attrici che riempiono uno sfondo a tratti crudele e spietato, a tratti comprensivo e adattivo. Personalità e caratteri diversi che mascherano sfaccettature di indole umana, arrivano diretti al pubblico: la fermezza e la forza di una Verdiana Barbagallo, la trasmutazione impeccabile di una Anita Indigeno e una pacata Elisa Franco che ha saputo trasmettere una sensibile e paternale saggezza nel suo dialogare con Mick e Rock mai scontata, mai banale ma attenta ai suoi interlocutori conferendo quel tocco in piu al fine di una introspettiva riflessione che da ogni spettacolo teatrale ci si aspetta. Un panorama suggestivo di luci e movimento, un continuo binario di scambio in cui, seppur in un immaginario onirico, anche lo spettatore sceglie se restare o ripartire e continuare a sognare.

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