Mar. Nov 29th, 2022
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Fragorosi applausi d’approvazione dal numeroso pubblico per lo spettacolo “Scarpe rotte – una storia d’amore e resistenza” andato in scena venerdì 4 novembre c.a. e fino a domenica 5, nella Sala Roots in Via Borrello a Catania all’interno della rassegna “Rigenerazione”. Produzione del “Centro studi dei Navigli” di Abbiate Grasso – Milano. Regia e testo di Simone Mastrotisi.

Fotografia di Antonella Caldarella

Una scrivania, una sedia ed una macchina da scrivere, un uomo che detta una comunicazione importante alla sua impacciata segretaria nel periodo della grande guerra. La macchina da scrivere fa i capricci e la goffa segretaria finge di batterne i tasti senza esser riuscita neppure ad inserirne il foglio bianco: la scena è esilarante ed è il prologo di un racconto emozionante che ci catapulta nel periodo storico del fascismo in Italia durante la seconda guerra mondiale.

Gli straordinari attori Simona Lisco e Simone Mastrotisi, narrano le storie di Ines e Vittorio, di Carlo e Tina, coppie giovani che nel ’45 che si ritrovano a dover contrastare il nazifascismo con grando coraggio ed un pizzico di incoscienza necessaria per esorcizzare la paura.

Fotografia di Antonella Guglielmino

Giovani “combattenti” spinti dall’unico motore che muove ogni cosa, l’amore che fa sentire ad Ines le farfalle nella pancia stimolandola ad avere una personalità più forte, più vibrante (non si trovano le calze di nylon? Disegno la loro riga nera sulle gambe nude con una matita).

Arrivano notizie dal fronte della guerra attraverso la radio, i partigiani si rifugiano sulle montagne e le donne, con grande forza d’animo , trascinate da quel grande amore che soffia loro dentro, con ogni mezzo a loro disposizione portano loro missive dal fronte sapientemente nascoste in ogni parte del corpo.

Sono le donne la vera “resistenza”: come guerriere armate soltanto dal forte sentimento per l’amato e per la propria terra, escono dalle loro case rischiando la vita ogni momento. Vengono fuori nella notte in cui i rischi sono inferiori e lo fanno in bicicletta, metafora di libertà e di riscatto, di autoaffermazione ma pure di presa d coscienza dell’importanza della missione a loro affidata.

Scarpe rotte – una storia d’amore e resistenza” è un racconto fatto di parole e di anima, di passione che scaturisce dall’amore puro. La forza interpretativa dei due protagonisti è ammirevole: coinvolgenti, emozionanti, commoventi calamitano un numeroso pubblico che apprezza lasciandosi trasportare in quel mondo fatto di sangue, amore, coraggio e rispetto per i principi morali.

Simona Lisco è vulcanica, convincente, vigorosa: vomita anima e cuore facendoci innamorare dei personaggi che interpreta: tutto nasce da li, dal coraggio e dalla consapevolezza delle donne che permette loro di emanciparsi giungendo ad ottenere, tra le altre cose, il diritto al voto e la legge sull’aborto.

La donna nasce madre anche se la vita non le destina figli naturali, la donna è il vero pilastro della società, la reale “resistenza”; è lei il vero sesso forte perché la vera forza risiede nello spirito e non nel corpo.

La donna è capace di grandi slanci d’amore, di sacrifici immensi atti a valorizzare la qualità della vita dell’uomo che sceglie. E’ colei che genera l’uomo prendendosene cura responsabilmente e rispettosamente.

L’attrice in scena riesce ottimamente a trasmettere tutto questo. Da catanesi, la pure ringraziamo per la grande stima e il gradimento espresso, durante i ringraziamenti finali, per la bellissima città nera, la nostra Catania.

Simone Mastrotisi, autore, regista ed attore di questa originale e godibile piece teatrale, dimostra in scena grande naturalezza e grande semplicità, peculiarità degli attori più preparati.

Molto apprezzabile la sua caratterizzazione del soldato tedesco con tanto di elmetto militare, non cattivo ma spietato.

Più di un encomio agli organizzatori di questa rassegna Antonella Caldarella e Steve Cable, direttori del Teatro Argentum Potabile e Sala Roots, due seri professionisti che onorano il vero Teatro, che rispettano ad amano profondamente, attraverso il loro impegno e la loro grande preparazione.

Molto commovente, infine, la scena finale in cui il pubblico apprende della morte di Tina che, sollevata metaforicamente in trionfo dai partigiani per festeggiare la fine della guerra, invita l’amica Ines a raggiungerla in cielo: dall’alto c’è un panorama bellissimo. Morire da eroine le ripaga di tutti i sacrifici fatti.

Al prossimo incontro con la cultura teatrale.

Torniamo a teatro perché il teatro è vita: non rinunciamo a vivere!

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