Mer. Feb 8th, 2023
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Gli avvenimenti che si succedono in Iran da vari mesi vengono seguiti in Occidente con molta partecipazione ma vengono filtrati attraverso la nostra cultura e mentalità e quindi spesso fraintesi, non collocati correttamente nel contesto.

Avvenne lo stesso anche circa 40 anni fa quando invece la rivoluzione iraniana contro lo Scià fu salutata con simpatia in Occidente, particolarmente dalla sinistra e invece ebbe come conseguenza il rinascere dell’integralismo islamico che ha costituito un pericolo per l’Occidente quando ha dato la stura al jihadismo che sfociò nello spettacolare quanto inaspettato 11 settembre. Ai tempi della rivoluzione iraniana si dava per scontato che l’islam si sarebbe adeguato al mondo moderno, alle istanze occidentali, possiamo dire, così come era avvenuto nel passato per il cristianesimo. Tutti i regimi dei paesi islamici (ad eccezione di quelli dell’Arabia), amici o nemici dell’Occidente non importa, comunque erano laici ispirandosi spesso alla Turchia di Kemal Ataturk . L’Iran costituiva un paese molto laico: alla corte dello Scià scorreva champagne e donne scollate all’Occidentale: nessuno si immagina Soraya con il velo. La direzione presa dalla rivoluzione contro lo Scià sorprese un po’ tutti: si era pensato a una svolta di sinistra ma sempre laica: invece essa, sotto la guida di Khomeini, prese la direzione dell’integralismo islamico che si era dato per superato. Una lunga e sanguinosissima guerra contro l’Iraq laico appoggiato da Occidente e Russi non spezzò la carica rivoluzionaria ma suscitò un clima che portò al risorgere un po’ dovunque dell’integralismo islamico. Si formarono dappertutto movimenti, gruppi gruppuscoli integralisti rinnovando una conflitto religioso che sembrava cosa di altri tempi. Alla fine si giunse anche a formare un emirato islamico fra Siria e Iraq con pretese universalistiche.

Tuttavia l’Iran è estranea del tutto al terrorismo islamico che ha colpito anche l’Occidente. Esso infatti è di parte sunnita e si mostra quindi nemico non solo della laicità e dell’Occidente ma ancora di più degli sciiti e quindi dell’Iran tanto che nel nuovo clima è nato un conflitto infinito fra sciiti e sunniti mai visto prima nella storia. Va pure ricordato che in Iran si tengono elezioni libere, anche se limitate a quei candidati che un’apposita commissione ritiene in linea con l’islam.

Anche la condizione della donna non può essere paragonata a quella ad esempio dell’Afghanistan (o anche della Arabia saudita): le studentesse sono più numerose degli studenti e le donne possono lavorare in ogni campo.

Quello che è imposta è invece una rigida morale sessuale e familiare in ordine con quella dell‘islam (non dissimile poi da quella vigente qualche generazione fa in Occidente) Il niqab (velo) è solo un segno di questo contrasto in Iran, nel medio Oriente e anche per gli immigrati in Occidente.

Non bisogna nemmeno pensare che sia una rivolta delle donne: è vero che l’integralismo ha preso come segno focale la morale sessuale familiare tradizionale ma questo non significa affatto come spesso erratamente si pensa sia una concezione sostenuta dagli uomini contro le donne. In effetti la concezione è trasversale ai sessi e in genere sono proprie le donne ad essere più intransigenti su questo punto.

L’economia poi non decolla per le ostilità occidentale, per l’impegno in continue interventi militari in tutto il medio oriente in favore dei correligionari sciiti e assimilati: questo potrebbe essere il motivo vero e profondo che può unire tutti gli iraniani. 

Ora l’Iran sembra sollevarsi contro l’integralismo e quindi gli avvenimenti iraniani potrebbero essere il detonatore del tramonto di quell’integralismo che aveva risuscitato 40 anni fa.

Ma occorre essere cauti nelle previsioni. Noi non sappiamo quale sia l’estensione effettiva della rivolta. Essa è nata e sviluppata nei ceti più colti e agiati della società, in contatto quindi con l’Occidente ma non sappiamo se e in che limiti essa sia condivisa dalla maggioranza povera e arretrata della popolazione. Non si deve pensare che il regime iraniano, come spesso si favoleggia in Occidente, sia una cricca chiusa come avviene per i militari in Egitto: le basi erano solide basate su una condivisione popolare molto sentita. Un’intera generazione si è sacrificata con entusiasmo sui campi di battaglia dell’Iraq in cerca della shahuda (testimonianza religiosa) che noi chiamiamo martirio. Ma quella generazione ormai è passata: la nuova, educata secondo quella concezione la segue tuttora o ha cambiato indirizzo ideologico?

Ricordiamo pure che simili o ancora più gravi disordini sono avuti in Iraq e Libano senza che l’Occidente prestasse la minima attenzione (vedi qui).

La repressione potrebbe avere successo e soffocare la rivolta cosi come è avvenuto purtroppo in quei paesi.

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